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Le pagelle di Machiavelli sulle unioni civili

Dal blog: testamentoideologico


di redazione
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Raggiunto telefonicamente nell’isola deserta che divide con Elvis, Marylin e Che Guevara, il grande filosofo rinascimentale non ha resistito alla tentazione di affibbiare un voto ai partiti ed ai politici impegnati nella votazione della legge sulle unioni civili.

Alfano 10 (dieci): con un peso elettorale paragonabile al due di coppe quando si gioca a tennis, è riuscito nell’impresa di condizionare l’esecutivo e vincere la partita al novantanovesimo con un golden goal segnato di mano in fuorigioco; ha atteso che le squadre in campo si sfinissero in un odioso rimpallo di responsabilità per poi uscire alla distanza; non si accontenta di vincere ma vuole stravincere e, a risultato già incassato, scendendo negli spogliatoi, insulta tutta la compagine avversaria; si salva grazie alla prova televisiva.

Verdiniani 9 (nove): tanto lavoro sporco premiato finalmente da una convocazione in nazionale; i verdiniani in fondo lo sanno che l’allenatore sa riconoscere i meriti di chi rovista nella spazzatura del centrocampo per recuperare palloni sporchi da giocare per le punte. Sono talmente concentrati sulla tattica, le geometrie e nel mantenere la posizione in campo che se gli chiedi chi sia l’avversario o quale sia la partita non ti sanno rispondere. Dedizione totale alla causa superiore.

Movimento 5 Stelle 8 (otto): in gran parte merito dell’allenatore che ha compreso durante la partita l’evoluzione del gioco e ha cambiato più volte tattica confondendo così l’avversario, ma senza scontentare il proprio pubblico; applicando una innovativa tattica algebrica, ha prima attaccato, poi difeso, quindi attaccato e infine difeso, così nessuno ha capito che il vero scopo era pareggiare. Da domani, al bar, i suoi tifosi potranno quindi continuare a raccontarla come preferiscono.

Cattodem 7 (sette): tutta la partita a correre avanti e indietro sulla fascia per allargare il gioco, mettono però in difficoltà la propria squadra che si trova così scoperta, soprattutto sulla destra; finiscono però per essere poco concludenti e si salvano solo per la prestazione complessiva degli altri reparti. Possono comunque esultare e sperare nel ritorno.

Renzi 6 (sei): si salva strappando un pareggio fuori casa in una competizione che non gli interessa sul serio, ma che può lasciargli qualche speranza di conquistare un posto in Europa. Se la panchina non era in discussione, lo spogliatoio era invece in confusione, ma da capitano carismatico tiene unita la squadra e guarda con fiducia ai prossimi impegni in campionato.

Sinistre 5 (cinque): non toccano palla, isolate in attacco non ricevono cross dalle fasce (vedi alla voce Cattodem); tanto movimento ma alla fine, consultando i tabellini, nessun tiro in porta.

Forzitalia 4 (quattro): trascorre gran parte del tempo in panchina a urlare consigli ai compagni in campo, che però l’ascoltano poco e ogni tanto si voltano a guardarla infastiditi. Entra nel finale per giocare due minuti, appena in tempo per assistere all’ex di turno che decide la partita ed esulta sotto la curva.

Piddì 3 (tre): come d’abitudine sacrifica il proprio gioco per fare emergere una punta che però, in questo caso, non sembra credere troppo nella causa (vedi alla voce Renzi); peccato per la giovane Monica, promessa bionda e riccioluta, che si infortuna nel primo tempo e probabilmente finisce in anticipo la stagione.

Giovanardi 2 (due): le prova tutte, ma proprio tutte tutte; colpi di tacco, le corna all’arbitro, sputa sul pubblico, ma niente da fare: non se lo fila nessuno, come un Cassano qualsiasi a fine carriera al quale si riserva solo compassione; come ad un anziano al quale si consente di defecare in pubblico senza che nessuno si scandalizzi veramente.

Che Guevara 1 (uno), anzi zero: sono stufo di dovere sempre lavare i piatti io perché il Che non combina un cazzo; ok la rivoluzione ma secondo me quello vuole solo portarsi a letto la bionda.

Un saluto da tutti i regaz dell’isola.

Mattia Zucchini - Testamento Ideologico

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