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Le nuove frontiere dei diritti civili

Resoconto del dibattito tra Marino, Lo Giudice, Vannini e Corsini alla Festa de l'Unità.


di redazione
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Coppie di fatto ed omosessuali, testamento biologico, fecondazione assistita. I diritti civili e bioetici al centro del dibattito alla Festa de l'Unità. Ignazio Marino: "Sul fine vita di una persona non può decidere chi ha vinto le elezioni".

Nella coscienza degli italiani dove sono le nuove frontiere dei diritti civili? E dove le colloca il Pd? Da questa domanda ineludibile è nato il dibattito che ha visto confrontarsi fra gli spazi della Festa dell’Unità il senatore Ignazio Marino e il deputato Paolo Corsini, Sergio Lo Giudice e Daniela Vannini, rispettivamente capogruppo del Pd e Responsabile dei diritti a Bologna. Se  a rispondere è quest’ala del partito le posizioni sono decisamente avanzate e le frontiere corrono veloci in direzione di quei paesi Europei, dalla Spagna alla Francia, ma anche Inghilterra e Germania che negli anni scorsi hanno fatto da apristrada. Dai matrimoni gay al testamento biologico, da una normativa più umana e meno ideologica per la fecondazione assistita fino ad una legge per la cittadinanza che segua il diritto dello ius soli il programma è  già tracciato senza tentennamenti e infinite mediazioni al ribasso.

“A Bologna parlare di diritti Lgbt – apre la Vannini, - è più semplice che in parlamento, nella nostra città il livello di riflessione è ormai maturo e coinvolge ormai tutte le componenti, anche quella cattolica.” Angoli  che invece rimangono da smussare a Roma dove la Commissione sui diritti presieduta da Rosy Bindi, in questa calda estate, ha votato un documento denso di valori condivisibili ma assai carente sul versante delle azioni legislative, tanto da spingere l’ala laica a presentare un nuovo documento, poi accolto come contributo aggiuntivo, in cui nero su bianco sono scritti i prossimi traguardi normativi.

“In Europa – ricorda Sergio Lo Giudice, presidente onorario di Arcigay – siamo fra i pochi Paesi a non riconoscere le coppie omosessuali, mentre l’Inghilterra del conservatore Cameron e la Francia di Hollande annunciano il matrimonio gay in sostituzione delle norme vigenti che già riconoscono le coppie dello stesso sesso con un istituto giuridico.” In Italia sono le amministrazioni ad essere in anticipo sul parlamento nel tentativo di colmare il vuoto di diritti, a Milano con la recente delibera della giunta Pisapia o a Bologna dove da anni, senza i riflettori puntati addosso, esiste un documento in cui si dà dignità sociale alla famiglia costituita su base affettiva. “Occorre poi sgombrare il campo da chi appigliandosi sugli specchi, scorge nella nostra Costituzione un qualche impedimento a legiferare in tal senso. Come ha affermato la Corte costituzionale nel 2010 – chiarisce Lo Giudice - e ribadito di recente la Corte di Cassazione, la Costituzione non obbliga a legiferare in materia di matrimoni gay ma rimette la libertà di scelta al Parlamento.

Sul nodo di etica e politica interviene anche Paolo Corsini, cattolico orgoglioso di riconoscersi nella storia iniziata con il Pci. Il suo è un richiamo alla politica, “il cui compito è quello di produrre norme e non quello di restituire la totalità della coscienza di ogni parlamentare. La fede può inspirare le scelte esistenziali, ma non può essere legge per tutti. I valori della nostra Costituzione non si affermano in una cultura solipsistica ma nelle relazioni, e dunque sfido chiunque ad affermare che il legame esistente fra due donne o due uomini non costituisca un elemento di arricchimento per la nostra comunità. Chi vide elementi di sregolatezza e disordine è chiuso nel pregiudizio.”  

“D’altronde  - prosegue Corsini - un’anestetizzazione delle coscienze sembra aver investito di recente anche il quotidiano Avvenire quando, dopo la morte del cardinal Martini, discetta di una differenza fra la teologia pratica morale del cardinale e l’elaborazione dottrinaria della Chiesa.” Con il suo gesto di rifiutare la nutrizione artificiale il cardinal Martini ha segnato una svolta, ha  fatto parlare un altro cristianesimo “in cui il rispetto della dignità del morente si esprime solo in un diritto mite che ascolti della coscienza dell’individuo.”

Della stessa idea Ignazio Marino che s’indigna di fronte a quanto sta accadendo in Parlamento sul testamento biologico. “La legge che ho presentato è stata snaturata dalla destra nella passata legislatura. Se entrerà in vigore ora, quando il malato perde conoscenza il medico è obbligato a far violenza sul suo corpo per nutrirlo artificialmente – altrimenti incorre in sanzioni penali - e a nulla varrebbero le dichiarazioni anticipate di trattamento.” “E nel caso manchi l’espressione formale di volontà – incalza Marino – chi deve decidere per me? Mia figlia che mi ama o l’onorevole Giovanardi.”

 “La legge sulla fecondazione assistita è scritta contro la conoscenza scientifica, perché obbligare all’impianto di 3 embrioni indipendentemente dall’età della futura madre vuol dire spesso andare incontro ad un prevedibile fallimento. E chiedere di non utilizzare gli embrioni italiani abbandonati nelle cliniche della fertilità a scopo di ricerca scientifica – per quelli provenienti dall’estero non vi sono limiti – non è forse un assurdo legislativo?” Si contano 16 sentenze della magistratura italiana e il pronunciamento della Corte Europea dei diritti dell’uomo che chiedono di riformulare la legge 40 sulla fecondazione assistita.  “A questo governo, così europeista e tecnico in materia economica, perché non chiediamo di esserlo altrettanto in materia di sanità? E a Bersani perché non mandiamo una lettera in cui chiediamo che, almeno per questa volta, chi non crede nella laicità dello stato possa essere lasciato a casa?” Sono scosci di applausi a inframmezzare dall’inizio alla fine gli interventi, come mai si sono sentiti in questa festa dell’Unità, applausi di un popolo di sinistra che chiede al partito di avere coraggio, di ritrovare la sua identità.

Angelica Erta


Ascolta un passaggio dell'intervento di Ignazio Marino

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