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Le mani del governo sulla Rai

Approvata la legge di riforma della governance della tv pubblica.


di redazione
Categorie: Politica
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Il Senato ha approvato ieri il ddl di riforma della governance della radio e televisione pubblica, che dà più controllo al governo. Protesta di opposizione e giornalisti. Palazzo Chigi sceglierà l'ad, che avrà ampi poteri.

Se lo avesse fatto Berlusconi, oggi in piazza ci sarebbero girotondi, manifestazioni e proteste. Nell'epoca dell'anestesia renziana, invece, a levarsi sono solo le voci degli addetti ai lavori.
Il Senato ha approvato ieri, per alzata di mano, il disegno di legge che riforma la governance del servizio radiotelevisivo pubblico, aumentando i poteri del Governo nei confronti della Rai.

La legge entrerà in vigore dal 2018 e prevede che il governo in carica proponga, attraverso l’assemblea dei soci, il nome dell’amministratore delegato al cda, decida direttamente la nomina di 2 consiglieri su 7, mantenga la proprietà delle azioni Rai e detti gli indirizzi, d’intesa con l’Agcom, del contratto di servizio quinquennale della Rai, compito a cui finora era estraneo. Saranno anche ridefiniti e ridimensionati i poteri del presidente e del consiglio di amministrazione e l'ad nominerà direttamente i dirigenti.

Sulla riforma è arrivata una secca bocciatura da parte di Fnsi (Federazione nazionale della stampa) e Usigrai (sindacato dei giornalisti Rai), che parlano di “un doppio colpo all’autonomia del Servizio pubblico”. “Il presidente del Consiglio – scrivono in una nota congiunta – aveva promesso di togliere la Rai ai partiti e restituirla ai cittadini. E invece l'ha messa alle dirette dipendenze del governo. Con un doppio colpo, Palazzo Chigi ha portato sotto il proprio diretto controllo i 2 pilastri dell'autonomia e dell'indipendenza dei Servizi Pubblici: fonti di nomina e finanziamenti”.

Dello stesso parere Loris Mazzetti, giornalista e capostruttura Rai 3, che ai nostri microfoni parla di "una riforma che passerà alla storia come una grande promessa mancata di Renzi". Secondo Mazzetti "è una pessima riforma, soprattutto perché arriva dopo 12 anni pazzeschi vissuti dal settore radiotelevisivo sotto il controllo di Mediaset, a causa della legge Gasparri". Quello di cui il settore radiotelevisivo aveva bisogno, secondo il giornalista, era in primo luogo "una legge di sistema che portasse un cambiamento radicale. Invece si è partiti dal fondo, e non dall'inizio".

Le criticità di una riforma di questo tipo vanno poi lette in relazione al fatto che nel nostro paese non è ancora stato affrontato il conflitto d'interessi. "Cosa accadrebbe se in futuro un nuovo Berlusconi andasse al Governo? - si chiede Mazzetti - Ci troveremmo con un Presidente del Consiglio che per legge è padrone assoluto del sistema radiotelevisivo. È obiettivamente inaccettabile", conclude Mazzetti.


Ascolta l'intervista a Loris Mazzetti

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