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Lavoro, Ires: "In Emilia Romagna disagio per 280mila persone"

Pubblicato il nuovo rapporto dell'Osservatorio dell'economia e del lavoro in Emilia Romagna.


di redazione
Categorie: Lavoro
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La crisi è evidente e ha gravi ripercussioni sulla stabilità lavorativa dei cittadini e sullo sviluppo d'impresa. A far luce sulle cifre e sui dati del disagio della regione è il nuovo report pubblicato da Ires. 280mila le persone che subiscono il disagio occupazionale. 64mila posti persi dal 2008, 12500 i licenziamenti causati dalla riforma Fornero.

Sono 280mila le persone che in Emilia Romagna hanno vissuto il disagio occupazionale nel 2012, 64mila i posti bruciati dal 2008 ad oggi mentre, a causa della riforma Fornero, sono stati 12500 i licenziamenti individuali.
Sono solo alcuni dei dati che emergono dal rapporto di Ires Cgil, presentato questa mattina. I dati peggiori degli ultimi 5 anni e che, purtroppo, rischiano di venire confermati anche nel 2013.
Secondo il rapporto, inoltre, il lavoro si sposta sul settore dei servizi alle imprese e sanitari.

Le trasformazioni che coinvolgono la società emiliano romagnola sono diverse. Si parte da quella demografica. Crescono, infatti, i più anziani e i più giovani, con evidenti conseguenze nel rapporto tra popolazione attiva e popolazione considerata inattiva. Ad accentuarsi è quindi il problema della sostenibilità di un "equilibrio di dipendenza". Nel 2012, infatti, il tasso di dipendenza era pari al 56,1%. Il valore supera quello relativo al 1991, che vedeva 45 unità inattive ogni 100.
Altra peculiarità del cambiamento in atto è il rallentamento del flusso migratorio. Nonostante ciò, l'Emilia Romagna resta un polo di attrazione grazie alla fitta rete d'infrastrutture e per il prestigioso polo universitario.

Il report pubblicato accende i riflettori sulla situazione lavorativa del territorio, sfibrato dal crollo delle imprese, soprattutto di piccole dimensioni. Nel 2012 le realtà artigiane hanno perso 4.500 lavoratori, le più colpite quelle del settore metallurgico e dell'abbigliamento.
La novità dello scorso anno è però il crollo nel settore dei servizi, che dall'inizio della crisi era riuscito ad aumentare il numero delle sue imprese. Il calo riguarda soprattutto il commercio.
In tale contesto non si può omettere la tendenza alla terziarizzazione del sistema produttivo, che però non riesce a contrastare la crisi sistemica, nemmeno attraverso la nascita di nuove attività legate alla dematerializzazione della produzione, cioè attraverso l'introduzione di marketing, logistica, distribuzione e ricerca.  

L'impatto della crisi sul quadro occupazionale si misura in circa 64 mila posti di lavoro persi definitivamente dal 2008.  
A rendere la situazione più stagnante e meno risolutiva è stata la Riforma Fornero, che non ha prodotto alcuna crescita dei volumi di avviamento al lavoro ma, al contrario, ha favorito la situazione dei lavoratori dai 55 ai 64 anni, non agevolando alcuno sbocco lavorativo per i giovani. Nel 2012 si è infatti registrata la fotografia peggiore degli ultimi cinque anni, con nessuna trasformazione dei contratti a tempo determinato e con l'evidente tracollo del lavoro dei collaboratori a progetto.
In questa situazione, sono aumentati di circa 12500 unità, rispetto al 2011, i licenziamenti individuali del 2012. Le persone licenziate secondo "giustificato motivo oggettivo" non sono potute rientrare nelle liste di mobilità.
In Emilia Romagna 280 mila persone, pari al 9,7% della popolazione, avvertono il disagio occupazionale. Del totale, circa il 65% risulta non essere coperto da alcun sostegno al reddito. Questo impone la palese necessità di riflettere su un sistema di ammortizzatori sociali pià forti.  

La Cgil, partendo dai dati resi pubblici dall'Osservatorio dell'Economia e del Lavoro in Emilia Romagna, lancia l'allarme. "La politica deve fare una governance di sistema che metta in campo delle azioni concrete - sostiene Vincenzo Colla, segretario regionale Cgil -  come quello della promozione dei contratti di solidarietà. Il lavoro che c'è va diviso". Colla ha poi fatto cenno allo smarrimento istituzionale, che rallenta i processi di recupero dalla crisi e di marginalizzazione dei danni. "Sistema e sintesi sono le due parole chiave per un rinnovamento che preveda, inoltre, la fine di un sistema che molto spesso vede barattare i diritti del lavoratore con la possibilità di un impiego".
 
Elisabetta Severino


Ascolta l'intervista a Davide Dazzi di Ires Cgil
Tags: Lavoro, Crisi, Regione

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