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La trattativa Stato-mafia, una lunga storia

L'intervista al giornalista Giovanni Fasanella.


di redazione
Categorie: Storia, Giustizia
La trattativa Stato-mafia

La storia della trattativa Stato-mafia comincia con l'unità d'Italia. A raccontarla è Giovanni Fasanella, autore di "Una lunga trattativa. Stato-Mafia: Dall’Italia unita alla seconda repubblica. La verità che la magistratura non può accertare".

“Ci potrebbero essere ancora tante cose gravi da scoprire. E la cosa peggiore, per un magistrato, è intuire e non poter dimostrare, perché la verità giudiziaria non coincide con quella storica.” Pietro Grasso

Una storia d’Italia diversa da quella che ci abbiamo studiato sui libri di scuola. La mafia come risorsa decisiva per lo Stato italiano fin dalle sue origini. Queste le due principali chiavi di lettura di Una lunga trattativa. Stato-Mafia: Dall’Italia unita alla seconda repubblica. La verità che la magistratura non può accertare del giornalista Giovanni Fasanella (Chiarelettere). Il punto di partenza sono gli anni decisivi del ’92-’93, gli anni di Tangentopoli e del crollo della prima Repubblica, delle bombe, delle stragi, degli omicidi eccellenti di Falcone e Borsellino. La domanda è perché è accaduto tutto questo? Per rispondere non bastano le aule di tribunale, perché purtroppo non sempre la verità giudiziaria non coincide con quella storica. Per questo il libro di Fasanella provare a spostare il nostro angolo visuale e fare un passo indietro, incrociando gli atti giudiziari con fonti storiografiche e testimonianze raccolte nel corso del suo lavoro: Francesco Cossiga, l’ex ambasciatore americano a Roma Reginald Bartholomew, Luciano Violante, dirigenti della Gladio, il generale Mori e tanti altri. Fasanella cerca di ricostruire un filo che parte dal Risorgimento e arriva fino alla caduta della Prima Repubblica: la mafia come una tara genetica che nasce insieme all’Italia unitaria e attraversa tutte le fasi più delicate della sua storia, intervenendo ora in modo silenzioso, ora con le bombe.

Garibaldi sbarca in Sicilia grazie all’aiuto dei picciotti e nell’età liberale la mafia viene usata dal potere come strumento di repressione delle rivolte sociali e del dissenso politico e scambia voti con potere e affari. In epoca fascista, abolita ogni forma di protesta e di dissenso, la mafia criminale perde la sua funzione e viene smantellata, al contrario quella delle grandi relazioni politiche ed economiche, resta fortemente legata al regime. Ma è nel periodo che va dal ’43 al ’47 che si è stretta la morsa intorno alle istituzioni democratiche, facendoci diventare un paese a sovranità limitata: gli angloamericani strinsero un patto con le famiglie mafiose, e non solo, in funzione anticomunista. In cambio la mafia ottenne dei benefici enormi: l’ultimo atto di Re Umberto prima di abdicare fu l’approvazione del decreto che istituiva la Regione autonoma siciliana. Questo equilibrio viene poi blindato attraverso il trattato di pace del 1947: con una clausola aggiuntiva, inserita all’ultimo momento addirittura a penna, si imponeva al governo italiano di garantire l’impunità ai cittadini del nostro paese che avevano aiutato gli anglo-americani, tra questi molti personaggi che nei decenni successivi sarebbero diventati gli uomini più potenti e più noti di Cosa Nostra. Quando il muro di Berlino cade si crea un vuoto, il sistema utilizzato contro i comunisti durante la guerra fredda perde la sua funzione e si trova improvvisamente privo delle protezioni istituzionali e internazionali di cui aveva goduto fino a quel momento. Con le stragi del ’92-‘93 i boss di Cosa Nostra hanno lanciato dei messaggi, chiedendo di rinegoziare il vecchio patto del ‘43, e lo hanno fatto nel modo più brutale, attraverso gli omicidi eccellenti e attraverso le bombe.

Ma allora come fare per spezzare finalmente questa simbiosi che, fin dalle nostre origini, toglie linfa vitale alla parte sana e onesta del nostro paese? Innanzi tutto bisogna conoscere il fenomeno, come è nato e in quale contesto storico e culturale si è sviluppato, come ha trovato la propria legittimazione. Poi però è necessario che tutti noi cittadini ci rendiamo conto che di quel contesto facciamo parte anche noi con i nostri comportamenti quotidiani: sta a noi decidere se essere semplici spettatori o fare qualcosa per cambiare le cose.

Federica Pezzoli

Giovanni Fasanella è giornalista, documentarista e sceneggiatore. È autore di molti libri d’inchiesta sulla storia segreta italiana. Fra i più recenti: Intrigo internazionale (con Rosario Priore, Chiarelettere 2010), 1861. La storia del Risorgimento che non c'è sui libri di storia (con Antonella Grippo, Sperling & Kupfer 2010), Il golpe inglese (con Mario J. Cereghino, Chiarelettere 2011), Ad alto rischio (con Mario Mori, Mondadori 2011), Intrighi d'Italia (con Antonella Grippo, Sperling & Kupfer 2012).


Ascolta l'intervista a Giovanni Fasanella
Tags: Mafia, Storia

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