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La storia di Mustafa, caduto per difendere Kobane

Il racconto del cugino di un giovane ucciso nella città siriana.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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Mustafa Erdil aveva 33 anni e da 15 militava nel Pkk. L'8 ottobre è stato ucciso dall'Isis a Kobane, in Siria, per difendere la città. Il racconto del cugino Mehmet, che ci ha parlato anche della causa curda e dell'esperienza avanguardistica della città sotto assedio.

L'8 ottobre scorso la famiglia di Mustafa Erdil ha ricevuto una brutta notizia. Il ragazzo di 33 anni, che all'inizio degli anni Duemila aveva scelto di andarsene per arruolarsi nel braccio armato del Pkk, il partito dei lavoratori curdo, e combattere per difendere la dignità del suo popolo e la sua autonomia, è stato ucciso dagli jihadisti dell'Isis mentre difendeva la città di Kobane, passata agli onori delle cronache nelle ultime settimane.

A raccontare la storia di Mustafa è Mehmet, suo cugino, in Italia da molto tempo e, ora, cittadino italiano.
"Erano alla base ed hanno sentito dei rumori - racconta Mehmet - Alcuni suoi amici volevano uscire a vedere cosa stava accadendo, ma mio cugino li ha fermati ed è andato lui, insieme ad un amico. Appena è uscito è stato trucidato dai miliziani dell'Isis". Mehmet racconta che qualche settimana fa un fratello di Mustafa è andato a trovarlo proprio nella città siriana, ma era stato mandato via proprio perché la situazione stava diventando troppo pericolosa.

La morte di Mustafa non è la prima né, purtroppo, l'ultima. Ma per i cittadini curdi, oltre al dolore, c'è spazio anche per l'orgoglio: "Mustafa combatteva per difendere Kobane e per fermare il cancro dell'Isis, gente senza scrupoli che uccide donne e bambini. Per noi questo è motivo di orgoglio".

Durante il racconto (ascolta l'intervista in fondo all'articolo), c'è stato tempo anche per discutere del ruolo della Turchia, che formalmente appoggia la coalizione anti-Isis, ma sta tenendo un atteggiamento alquanto ambiguo nei confronti dell'avanposto curdo, proprio per la storica rivalità tra i due popoli.
"Erdogan ci considera dei terroristi - spiega Mehmet - Ha detto chiaramente che non c'è differenza tra i terroristi dell'Isis e noi".

Eppure il popolo curdo sta dimostrando molto coraggio e l'appoggio che sta ottenendo dalla coalizione internazionale è ancora troppo poco.
"Noi non chiediamo l'indipendenza - ci tiene a precisare Mehmet - Quello che vogliamo è l'autonomia per poter studiare la nostra lingua e praticare la nostra cultura. Un po' come le città e le province autonome in Italia". Un'autonomia che ancora la Turchia non sembra voler concedere e si spera che la lotta all'Isis possa aiutare e convincere la comunità internazionale a sostenere la causa di quel popolo.

Mehmet ci racconta anche dell'esperienza della città di Kobane, ora sotto assedio: "Quella è una città storica, dove i curdi hanno scritto una propria Costituzione che stabilisce la parità effettiva tra uomini e donne. Ogni carica pubblica è doppia: dal sindaco ai presidenti dei partiti. Ci sono sempre un uomo ed una donna a ricoprire gli incarichi".
Ed è anche per questo che stanno facendo molto parlare di sè le donne curde che combattono contro l'Isis.
Uno schiaffo alla presunta superiorità della civiltà occidentale, agli stereotipi che essa ha nei confronti di altri popoli. "Qui in Italia - osserva Mehmet - esiste la parità di genere, ma è solo a parole".


Ascolta l'intervista a Mehmet

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