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La stabilità sulla pelle dei minori

La retorica della "stabilità" che "ci chiede l'Europa" fa danni tra chi è più in difficoltà.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica, Società
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Mentre in Regione si discute se ordinare pizze o comprare fiori sia o meno attività politica, una comunità per minori in difficoltà è costretta a chiudere per i ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione. È il volto più nauseabondo della retorica della "stabilità" economica e politica.

Mentre in Regione Emilia Romagna si discute se ordinare pizze o comprare fiori rientri o meno nell'attività politica, nell'ambito dell'inchiesta sui rimborsi ai gruppi consigliari, la comunità per minori in difficoltà gestita dall'associazione Nuovo Grillo è costretta a chiudere a causa dei ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione. È da ottobre del 2012 che l'associazione non riceve dagli Enti Locali le rette per giovani in difficoltà ospitati nella struttura.
Le ragioni? Il patto di stabilità interno delle Regioni, mancati trasferimenti ed altri dettagli burocratici che fanno disattendere la legge - a questo punto solo mediatica - promulgata sotto il governo Monti, che impone agli Enti Pubblici di pagare a 30 o massimo 60 giorni.

Questa vicenda altro non è che il volto più nauseabondo della retorica che siamo costretti a subire dal novembre 2011 ad oggi. La retorica della "stabilità" economica e politica, che è solo il patetico tentativo di trovare un'espressione edulcorata  per lo smantellamento del welfare ed all'austerity ordinata dal neoliberismo, generatore e carnefice della crisi economica. Non un centesimo tolto agli speculatori e alle rendite, ma tagli feroci al sociale.
È ora che i non-allineati al pensiero unico delle larghe intese reagiscano in modo forte, senza aver paura di chiamare le cose col loro nome e di elencare, uno ad uno, i nomi e i cognomi dei responsabili di questo sfacelo, che miete vittime tra le categorie più deboli della nostra società.

Non ci si sorprenda, quindi, se nei parchi bolognesi si verificano risse tra adolescenti, le famigerate Bolobene vs Bolofeccia, quando poi si costringono le comunità di recupero e di assistenza a chiudere i battenti. La realtà è che degli adolescenti in difficoltà, così come degli altri miserabili contemporanei, alla nostra classe politica non frega nulla.
In quest'ottica, dunque, appaiono ancora più patetiche le risposte date - mi spiace dirlo - anche dall'Amministrazione comunale bolognese in seguito a quel fatto di cronaca. Un paio di telecamere ai Giardini Margherita e un convegno con "esperti" di dubbia competenza, che non hanno fatto fatica a riproporre le loro ricette paternalistiche e i loro moniti "ai giovani d'oggi", maturati dal caldo delle loro scrivanie, senza aver più alcun collegamento con la società reale.
L'obiettivo di fondo di quella riflessione era dare all'opinione pubblica l'idea che su quel tema gli amministratori sono attenti e camuffare l'incapacità e la poca voglia di intervenire seriamente.

Qualche assessore comunale, qualche consigliere, qualche altro esponente politico proverà a dire che non è colpa loro, che è il governo che fa tirare la cinghia, che impone vincoli, che non consente di fare diversamente. Peccato, però, che le maggioranze in tutte le istituzioni siano le stesse e dunque non possiamo, come loro implicitamente suggeriscono, prendercela con il fato o con qualche entità sconosciuta. Scendano dalle loro poltrone, si incatenino ai ministeri, dicano apertamente che i loro colleghi di partito stanno sbagliando. Li costringano a cambiare rotta, subito. Altrimenti non crederemo ad una sola delle parole di giustificazione che continuano a ripetere.

Infine una considerazione che riguarda tutti noi. Forse è giunto il momento di posticipare la battaglia per pretendere dallo Stato e dal Pubblico l'erogazione di servizi primari. Il rischio è di venire presi in giro - come nel "sofisticato" paradosso di Bologna, che garantisce scuola pubblica attraverso il finanziamento delle private - e di arrivare a non avere più nulla senza reagire.
Forse è ora di iniziare, parallelamente, a dare vita ad un welfare di comunità autogestito, sul modello degli ambulatori di Emergency o di altre esperienze analoghe. Forse è il momento di organizzarci e dotarci di strumenti che ci impediscano di diventare ancora più dipendenti da questi aguzzini che guidano l'Europa e l'Italia.

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