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La sindrome della fenice

Perché Renzi affossa Letta e rischia di bruciarsi?


di Alessandro Canella
Categorie: Politica
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Il segretario del Pd Matteo Renzi ha ufficializzato, durante la direzione del partito, l'affossamento del premier Enrico Letta e si propone alla successione. Chi glielo fa fare? Perché corre il rischio di bruciarsi?

La domanda ricorrente che circola nelle redazioni e tra gli osservatori politici in queste ore è solo una: perché Matteo Renzi ha voluto silurare il premier Enrico Letta, esponente del suo stesso partito, e rischiare di bruciare la propria carriera politica assumendo la presidenza del Consiglio dei Ministri in una fase così difficile, con alleanze così improbabili ed instabili?

Chi si aspettava un colpo di scena durante la direzione del Pd è rimasto deluso: Renzi non è tornato indietro di un passo e si mostra determinato nell'assumere la guida dell'esecutivo. Dalla sua ha l'appoggio del direttivo del suo partito, anche se i più maliziosi, tra i quali Giuseppe Civati, suggeriscono che gli sconfitti al recente congresso siano ben lieti di mandare il segretario in pasto ai leoni, lasciando che si bruci da solo.

In effetti la logica politica e strategica alla base dell'ambizione di Renzi, che lui stesso ha richiamato, sfugge alla comprensione.
Lo spirito di sacrificio, l'estrema generosità che porta un astro nascente della politica (come lo definisce la stampa estera) a immolare la propria carriera per il proprio Paese, è francamente una retorica non credibile. Resta piuttosto una strategia di marketing personale che lo stesso Renzi ha utilizzata nel suo discorso per autopromuoversi.

E allora perché lo fa? Le ipotesi sono due: o lo stesso segretario è affetto dall'ormai proverbiale incapacità tattico-strategica che ha contraddistinto i Democratici dalla nascita del partito, quella stessa incapacità che ha portato a riabilitare politicamente Berlusconi, avversario di sempre, in innumerevoli occasioni, oppure Renzi sovrastima le proprie capacità e il proprio carisma.

Questa seconda ipotesi potrebbe essere definita come la "sindrome della fenice". Renzi non è uno sprovveduto, eppure pensa di riuscire a superare indenne il guado e il logoramento che lo attende a Palazzo Chigi. Un logoramento che nasce da un'opposizione intransigente del M5S, col quale è impossibile fare qualunque accordo, ma ancor prima con una maggioranza di governo incerta, soggetta ai ricatti del Nuovo Centro Destra, in uno scenario economico e sociale ancora contraddistinto dalla crisi economica e dai ricatti dell'austerity europea, vaticinata dal presidente della Repubblica Giogio Napolitano.

Nonostante tutto ciò, Renzi pensa di uscirne a testa alta, come una fenice che resuscita dalle proprie ceneri, che quasi certamente arriveranno. Che il sindaco di Firenze sia sicuro di sè, al limite della presunzione, ormai è chiaro a molti. Che abbia caratteristiche simili a Silvio Berlusconi lo sottolineano in diversi, ma che possegga anche la capacità del Cavaliere di uscire dalle situazioni difficili, aiutato anche da un impero mediatico e da avversari (il Pd stesso) che lo hanno spesso aiutato, è tutta da dimostrare.

Tags: Politica, Pd, Governo

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