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La sete di verità: il 75% delle vittime è senza giustizia

L'intervista ad Enrico Fontana, direttore nazionale di Libera.


di Alessandro Canella
Categorie: Società, Giustizia
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Tre vittime di mafia su quattro non hanno ancora verità. Enrico Fontana, direttore nazionale di Libera, presenta la XX Giornata della Memoria e dell'Impegno e traccia un bilancio dei venti anni di Libera, tra grandi risultati e tanto lavoro ancora da fare. "Le mafie sono più forti di prima".

"La verità illumina la giustizia". È questo lo slogan scelto da Libera e Avviso Pubblico per la XX Giornata della Memoria e dell'Impegno che si terrà sabato prossimo, 21 marzo, a Bologna. Verità e giustizia che non rispondo all'appello per il 75% delle vittime innocenti delle mafie, per le quali ancora non si conoscono i mandanti e spesso nemmeno gli esecutori.
Verità e giustizia sono richieste che avanzano anche i famigliari delle vittime del terrorismo e delle guerre. Per questo, per la prima volta, la manifestazione di Libera apre le porte ai parenti delle vittime delle stragi del 2 agosto, di Ustica, di Srebrenica e del Messico, che sabato sfileranno in corteo.

"Senza verità non c'è giustizia", ricorda ai nostri microfoni Enrico Fontana, direttore nazionale di Libera. Ed è per questo che l'associazione conta di tracciare con la manifestazione di Bologna una linea di demarcazione netta, grazie alla quale cittadini, imprese e politica capiscano che la lotta alle mafie è una assoluta priorità nel nostro Paese.
"La mafia forse è più forte di prima - osserva Fontana - perché si è evoluta. I mafiosi oggi sono professionisti, imprenditori, operatori: una zona grigia che si è trasformata in vere e proprie società di servizio, grazie alla collaborazione di commercialisti ed avvocati". Per questo serve che anche l'antimafia, politica e giudiziaria, cambi approccio.

Se da un lato, infatti, l'attività investigativa e giudiziaria è di straordinaria importanza nel fare emergere il marcio, dall'altro noi ce ne accorgiamo troppo tardi. "Ad esempio, quando abbiamo appalti ad un eccessivo ribasso o quando lo smaltimento dei rifiuti avviene a tariffe fuori mercato - continua il direttore di Libera - già dovremmo capire che c'è qualcosa che non funziona". Se l'azione giudiziaria è più efficace, dunque, dall'altra si scopre che la diffusione delle mafie e della corruzione è maggiore. Ciò anche per colpa della crisi economica e alla contrazione dei diritti, che permette alla criminalità organizzata di avere risposte da dare e di fare proseliti.

Per contrastare il fenomeno servono azioni concrete, come leggi sul falso in bilancio, sulla prescrizione, sui beni confiscati, sull'accompagnamento controllato di aziende sane che finiscono in inchieste per mafia, in modo che non siano i lavoratori a farne le spese, sui reati ambientali. "Purtroppo - lamenta Fontana - vediamo che in Parlamento si cercano spesso compromessi al ribasso o si allungano i tempi, come è stato per il disegno di legge per istituire il 21 marzo come giornata nazionale della Memoria e dell'Impegno".

Quest'anno, però, Libera compie anche vent'anni. Dal 25 marzo del 1995, infatti, sono passati due decenni intensi e pieni di risultati, che possono essere sintetizzati in alcuni numeri: 1600 associazioni locali o nazionali che afferiscono alla rete, 4mila scuole coinvolte dai progetti dell'associazione, 6mila giovani che partecipano ai campi di lavoro in 45 luoghi diversi, 1 milione di firme raccolte nel 1995 per la legge sui beni confiscati, 1,5 milioni le cartoline spedite per la campagna "Corrotti", 830 mila i sostenitori della campagna "Riparte il futuro".
Un compleanno, insomma, che vede l'associazione in piena salute.

Ascolta l'intervista integrale:

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