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La rivolta degli schiavi delle carni

A Castelnuovo Rangone la protesta dei lavoratori delle coop spurie per il rispetto dei diritti e della dignità.


di Alessandro Canella
Categorie: Lavoro, Migranti
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Il presidio permanente dei lavoratori Castelfrigo

Sciopero e presidio permanente alla Castelfrigo di Castelnuovo Rangone (Mo), dove 150 lavoratori migranti in appalto a coop spurie nel settore della lavorazione delle carni chiedono un trattamento umano e il rispetto del contratto. Un problema dell'intero comparto che lo rende una sorta di Rosarno nostrana. La Cgil chiama in causa Federalimentare e propone una "comunità di sito".

Ritardi nei pagamenti, turni massacranti a ritmi sfiancanti e senza la possibilità di andare in bagno, nonostante le prescrizioni della Medicina del lavoro, maltrattamenti e insulti ai lavoratori, che iniziano a presentare malattie professionali, come patologie osteo-articolari.
È la situazione che riguarda i nuovi schiavi, che lavorano e vengono sfruttati nel "civilissimo" nord. Già alcune inchieste giornalistiche, in particolare dopo i fatti di Rosarno, avevano acceso i riflettori su quanto accade nel settore della lavorazione delle carni, in particolare nel modenese, dove il suino la fa da padrone.

Da lunedì 25 gennaio oltre 200 lavoratori stanno scioperando alla Castelfrigo di Castelnuovo Rangone. Di questi, 150 sono lavoratori in appalto alle ormai famose cooperative spurie, false aziende tristemente note per analoghe pratiche nel settore della logistica e, come riportano le cronache, talvolta coinvolte anche in inchieste giudiziarie sulla criminalità organizzata in Emilia Romagna.
Società create dall'oggi al domani, che riescono ad aggiudicarsi gli appalti proprio grazie alla competizione sui prezzi, dovuta allo sfruttamento della manodopera che, come in questo caso, sfocia in schiavismo.

La denuncia arriva dalla Flai Cgil dell'Emilia Romagna, che parla apertamente di una "rivolta degli schiavi" nel settore della macellazione e della trasformazione delle carni.
Una manodopera, quella del settore, soprattutto migrante, quindi più soggetta a ricatti che, come ricordano le associazioni antirazziste, sono prodotti anche dal vincolo tra permesso di soggiorno e lavoro stabilito dalla legge Bossi-Fini.
"Sono 15 anni che denunciamo questa situazione alle istituzioni competenti - racconta ai nostri microfoni Umberto Franciosi, segretario regionale della Flai Cgil - Il problema non riguarda solo la Castelfrigo, ma è tutto il comparto a vivere problemi analoghi".

GUARDA IL VIDEO DELL'AGGRESSIONE DI UNO DEI PROPRIETARI AI LAVORATORI IN SCIOPERO:


Proprio la diffusione di queste malepratiche induce il sindacato a tirare in causa Federalimentare, che raggruppa gli imprenditori del settore. In particolare, la Cgil propone di creare una "comunità di sito", cioè il riconoscimento degli stessi diritti e delle stesse tutele a tutti gli impiegati nel settore, indipendentemente se assunti direttamente dall'azienda o in appalto.
"Federalimentare ci ha detto chiaramente che non vuole nemmeno affrontare il tema - osserva Franciosi - perché con questa organizzazione riesce a stare sul mercato e reggera la competizione".
Tradotto: la competitività si gioca sui diritti umani delle persone.

La situazione, però, sta diventando sempre più insostenibile. Da mesi si registrano esplosioni di rabbia e di protesta, che la Cgil sta tentando di gestire, ma che si acuiscono sempre di più.
"Il problema è l'intera filiera - spiega il sindacalista - Dietro a certificazioni e codici etici, molte grandi aziende acquistano materia prima per produrre rinomati salumi, ma imponendo prezzi sempre più bassi".
Se si continua così, mette però in guardia la Cgil, si va a sbattere contro un muro e rischia di saltare un intero comparto strategico per l'economia regionale e italiana. Con conseguenze sociali e anche sulla qualità del prodotto.


Ascolta l'intervista ad Umberto Franciosi

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