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La risposta dello sciopero femminista alla deriva politica

Questa domenica un'assemblea pubblica a Vag per costruire l'8 marzo bolognese


di Anna Uras
Categorie: Lavoro, Migranti, Donne
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Non Una Di Meno Bologna si prepara a lanciare lo sciopero produttivo e riproduttivo dell'8 marzo, sarà il terzo sciopero femminista e il primo da quando è stato eletto il nuovo governo. Nell'ultima puntata di Frequenze Sui Generis insieme ad Alina e Francesca di Nudm abbiamo parlato dello sciopero e di cosa rappresenta, ma soprattutto della grande assemblea che si terrà questa domenica a Vag61

In questi mesi, lo Stato di Agitazione Permanente - proclamato da Non Una di Meno a ottobre, proprio a Bologna - ha riempito più volte le strade e le piazze di ogni angolo del paese, con le pratiche e le rivendicazioni del Piano femminista contro la violenza maschile e di genere contro il disegno di legge Pillon e le mozioni anti-aborto, contro la guerra alle e ai migranti legittimata dalla legge Salvini, contro la violenza economica e una manovra finanziaria che, lungi dall'abolire la povertà, ha trasformato il «reddito di cittadinanza» in un dispositivo di controllo classista.

Comincia così il comunicato di lancio dell'assemblea che si terrà questa domenica a Vag per lanciare lo sciopero dell'8 marzo e invitare tutte le soggettività interessate a costruirlo insieme. Partendo dalle lotte che hanno caratterizzato questi ultimi mesi, in un processo continuo che è stato appunto denominato di Agitazione Permanente e che porterà fino al terzo sciopero generale femminista, il primo sotto il governo Lega-M5S.

Se da una parte l'attenzione alle politiche di questo governo non può mancare, le caratteristiche dello sciopero restano quelle elaborate in questi anni, ovvero quelle di uno sciopero femminista. "Diciamo che proprio la differenza dello sciopero femminista è visibilizzare il nesso - spiega Alina di Nudm - fare uno sciopero che sia uno sciopero sia dal lavoro produttivo quindi il lavoro salariato in tutte le sue forme, anche non salariato però il lavoro classicamente inteso, sia uno sciopero dal lavoro riproduttivo. E con riproduttivo oltre appunto a questo lavoro invisibilizzato su cui si basa la società c'è anche lo sciopero di riproduzione dei generi, contro la patologizzazione delle persone trans, quindi a partire appunto dalla violenza come dimensione strutturale della società lo sciopero femminista collega proprio questo nesso, ed è diciamo un po' questa la caratteristica più evidente".

Sul fronte del lavoro produttivo, non manca uno sguardo alle attuali vertenze, come quella delle lavoratrici dell'Italpizza di Modena, che Nudm ha sostenuto attivamente nelle lotte degli ultimi mesi.

E proprio partendo da questo tema, le attiviste di Nudm ricordano il valore transnazionale dello sciopero femminista, sia nella portata dello sciopero dell'8 marzo sia nelle lotte di questi ultimi mesi che hanno attraversato diversi continenti dalle "lavoratrici americane di mcDonald - ricorda infatti Francesca - che questo autunno hanno reinterpretato il movimento #MeToo dell'anno scorso scioperando appunto per le molestie che subivano sui posti di lavoro alle lavoratrici della Yoox di Bologna che allo stesos modo hanno denunciato e sono in processo contro i loro datori di lavoro perché venivano utilizzati gli strumenti della violenza come strumenti proprio di disciplina. Ma ci sono anche le lavoratrici in Bangladesh che scioperano per l'aumento del salario e sono le lavoratrici che vanno a confluire nella produzione tessile che produce vestiti come quelli di Zara ed H&M, ci sono le lavoratrici in India, dove anche si sta scioperando, e le lavoratrici anche di Italpizza. Tra l'altro anche lì lo sciopero è stato promosso dai Si Cobas, quindi da un sindacato, ma le lavoratrici ci hanno tenuto a rivendicare il fatto che loro scioperavano anche in quanto donne. A me ha fatto particolare impressione una donna che ai figli che le chiedevano appunto di non andare a scioperare perché doveva tornare a lavorare lei ha risposto no, io oggi sciopero di nuovo con le mie compagne".

Per quanto riguarda il governo gialloverde, senza dubbio molti decreti saranno al centro della lotta di Nudm, così come lo sono stati in questi mesi, ma le attiviste ci tengono anche a sottolineare un certo tipo di continuità. "Sicuramente diciamo che questo nuovo governo si allinea con l'ascesa delle destre reazionarie a livello transnazionale -chiariscono le attiviste - quindi è una condizione italiana ma non solo, e anche in questo secondo noi c'è la lettura transnazionale, con l'ascesa delle nuove destre da un piano, dall'altro piano l'organizzazione lavorativa neoliberale che rimane, e questa invece è la continuità con il governo precedente. Dall'altra parte però vediamo come il Dl Salvini crea clandestinità e ligittima la violenza, vediamo il Ddl Pillon che si inserisce a gamba tesa in quelle che erano politiche che già negli altri governi erano state fatte, ma col Ddl Pillon di fatto si giustifica davvero un governo patriarcale della famiglia. Tra l'altro nelle varie misure di legge che questo governo ha attuato, o disegni di legge o presunti tali la grande potenza rispetto a quello che c'era prima è il portato propagandistico estremamente forte, estremamente preciso. Minniti non differisce molto da Salvini, eppure il Dl Salvini ha un portato di violenza che il Decreto Minniti non aveva, ma non aveva nel senso di propaganda non nel senso dei fatti perché poi creava i Lager in Libia e sappiamo benisismo che la situazione dei migranti in questo momento deve tantissimo a quel decreto legge. Nelle parole soprattutto c'è una distanza sostanziale, adesso il razzismo, la violenza patriarcale e la classizzazione delle persone si esplicano".

Proprio allo scopo di affrontare tutti questi temi e di costruire insieme il percorso vero l'8 marzo, "invitiamo precarie di ogni genere, disoccupate e disoccupati, studentesse e studenti, migranti e seconde generazioni, lavoratrici e delegate di ogni categoria e sindacato, e tutte coloro che vogliono costruire e partecipare allo sciopero - si legge nel comunicato - all'assemblea pubblica che si terrà domenica 27 gennaio, dalle ore 16:30 presso Vag61, in via Paolo Fabbri 110. Di fronte alla deriva reazionaria e autoritaria la marea non si ferma, cresce".

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