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La risposta dei centri sociali: "Siamo armati, ma di passione politica"

Le reazioni alla campagna di Forza Italia contro gli spazi occupati in città.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento
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Il consigliere comunale di Forza Italia Marco Lisei sostiene che alcuni esponenti dei centri sociali girino armati. La risposta di Crash: "Sì, giriamo armati, ma di passione politica". Labàs: "Siamo legittimati dalle persone del quartiere che frequentano il posto". La lettera dei genitori del laboratorio LaBimbo.

Forza Italia chiede lo sgombero di tutti i centri sociali occupati, sostenendo che all'interno si svolgano attività illegali o che addirittura alcuni esponenti girino armati e non tarda ad arrivare la risposta delle diverse realtà di movimento presenti in città.
Per il Laboratorio Crash, quella di Forza Italia è la solita campagna, trita e ritrita, che la destra mette in campo per ottenere un po' di visibilità, giustificare i propri privilegi e raccogliere i consensi dell'ala più reazionaria della città.
All'accusa di Lisei, che parla di esponenti armati, Crash risponde: "Sì, siamo armati, ma di passione politica e di determinazione". Il pericolo sociale, secondo Crash, esiste ed è concreto, ma è da ricercarsi nelle politiche di austerity e nei decreti che anche questo governo fa.

Al consigliere regionale di Forza Italia, che puntava il dito sulle attività non autorizzate di Labàs, rispondono gli stessi attivisti dello spazio di via Orfeo. "Ricordiamo che siamo uno spazio occupato e di conseguenza le attività possono essere considerate illegali. Ma la legittimità ci viene dalle tante persone che partecipano ai nostri progetti". Labàs annuncia anche che verrà pubblicata a breve una lettera firmata dai genitori dei bambini che partecipano al laboratorio LaBimbo, che chiedono che lo spazio non venga sgomberato.
Ipotesi non remota, dal momento che si avvicina il Natale e che proprio nei periodi di "calma" cittadina lo spazio ha subìto già due sgomberi. "Questa volta saremo qui", annunciano gli attivisti.


Le parole di Niccolò di Crash e Cristopher di Labàs.

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