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La rete No Expo prova a ripartire dai contenuti e dalla piazza

La posizione del movimento dopo i fatti del primo maggio a Milano.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento
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Dopo i fatti del primo maggio a Milano e le conseguenti polemiche, la rete No Expo non ci sta ad essere assimilata e ridotta agli episodi registrati nel pomeriggio e, attraverso un comunicato, indica come intende proseguire. "Invitiamo a riflettere su chi vampirizza, devasta e saccheggia la città di Milano". ASCOLTA L'INTERVISTA.

Placatesi un poco le polemiche, la rete No Expo prende la parola per esprimere la propria posizione su quanto accaduto a Milano nel pomeriggio del primo maggio, quando un gruppo di circa mille persone ha incendiato auto e spaccato vetrine. In un comunicato in cui ogni parola sembra soppesata e ragionata, i No Expo provano rilanciare le proprie istanze - ampiamente rimosse dai resoconti dei mezzi di comunicazione - e ad indicare la strada dalla quale ripartire. Una strada fatta essenzialmente di tre parole chiave: storia, contenuti, piazza.

La storia è quella del movimento stesso, nato ai tempi della candidatura di Milano a città che avrebbe ospitato l'esposizione mondiale. Quasi otto anni di attività, in cui è stato messo in piedi un osservatorio indipendente attraverso il quale sono stati denunciati gli scandali, le speculazioni e i modelli che l'Expo milanese stava portando avanti, e condotto alcune battaglie (alcune delle quali vinte, come testimonia la lotta contro le "Vie d'acqua").
I contenuti sono l'opposizione alla matrice stessa che Expo vuole rappresentare, fatta di lavoro gratuito, sfruttamento della terra e cementificazione.
La piazza è quella che la rete continua a cavalcare, attraverso una serie di iniziative, a partire dal No Expo Pride del 20 giugno.

Il comunicato tocca, seppur in modo lieve, anche il tema del famigerato "blocco nero", sul quale si è concentrata tutta l'attenzione dei media. I No Expo rivendicano i contenuti e la modalità della MayDay Parade e delle 49mila persone scese in piazza, dall'altro rigettano la strumentalizzazione mediatica e politica di alcuni momenti del corteo e osservano che questi ultimi "hanno sovradeterminato l’impostazione collettiva" della manifestazione e "poco hanno a che vedere sia con un’espressione di rabbia spontanea, sia con lo stesso percorso No Expo".


Ascolta l'intervista ad Abo della rete No Expo

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