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La "passione" della stampa per il M5S

Riflessioni sull'attenzione spasmodica dei media italiani per Grillo & Co.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica
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Le dinamiche interne del M5S meritano davvero la spasmodica attenzione che i media italiani dedicano loro? Intanto chi davvero detiene il potere cosa sta facendo? Perché se ne parla poco?

Confesso di provare fastidio verso il dibattito interno ed intorno al M5S. Questa sensazione è duplice. Da un lato provo fastidio per le posizioni di Grillo su molti temi, a partire dallo ius soli passando per la considerazione dei sindacati ed altro ancora. Non mi piace nemmeno il metodo a dir poco autoritario utilizzato per gestire le divergenze interne, nè il linguaggio forzatamente aggressivo utilizzato dal comico genovese, che a lungo andare rischia di anestetizzare il nobile sentimento dell'indignazione.
Dall'altro lato, però, trovo stucchevole, se non furbesca, l'attenzione spasmodica, quasi maniacale, che la stampa dedica ad ogni passo falso, ogni dichiarazione, ogni mossa del M5S.
Ho ritenuto di fare questa premessa perché in Italia tutto viene affrontato con una logica manichea. Penso che la retorica del "se non sei con me, sei contro di me" non aiuti la comprensione di quello che sta succedendo, di cui proverò a dare una parziale, personale ed imperfetta lettura.

Ritengo che il grande interessamento dei mezzi di comunicazione verso le dinamiche interne al M5S sia tutt'altro che disinteressato. Se è vero che elettoralmente i grillini sono il secondo partito italiano e che hanno fatto della partecipazione democratica dei cittadini una loro bandiera - elementi che inducono a dedicare attenzione mediatica al soggetto politico - è altrettanto vero che il M5S non siede tra i banchi del governo, non fa parte della maggioranza parlamentare, non presenta dinamiche inedite nel panorama politico italiano. Se l'obiettivo è sottolineare le volgarità di Grillo, forse ci siamo dimenticati le espressioni truculente della Lega.
Quanto alle epurazioni, sono un fenomeno che ha riguardato tutti i partiti. Se l'obiettivo della stampa è quello di dimostrare la divergenza tra la teoria (la democrazia diretta) e la prassi (le espulsioni) del M5S, lo si faccia una volta per tutte. Bastano quattro parole: "Sono come gli altri".
Se la democraticità di un partito diventa un elemento di valutazione dirimente, perché, ad esempio, i media italiani non ricordano mai che nessuno dei partiti che si sono alternati al governo negli ultimi due anni ha deciso di applicare il referendum abrogativo sull'acqua e i servizi ambientali? Non è forse segnale di un atteggiamento antidemocratico nei confronti dei cittadini ben più grave delle dinamiche interne al M5S?

Il punto è proprio questo: le lacerazioni di un partito e l'autoritarismo utilizzato nella gestione interna riguardano i componenti di quel soggetto politico e, semmai, i propri elettori. L'interesse dovrebbe finire lì, l'attenzione dovrebbe risolversi con una segnalazione di quello che succede, ma dovrebbe poi concentrarsi con molta più energia su ciò che riguarda tutti gli italiani, ovvero sulle scelte di chi esercita il potere ed incide sulle vite di tutti i cittadini.
Detta in altre parole, la telenovela dei grillini mi interessa e mi spaventa molto meno di quanto sta accadendo alle istituzioni di questo Paese.
L'oligarchia pericolosa non è quella di Grillo e Casaleggio, fin tanto che non ricoprono posizioni di potere. L'oligarchia pericolosa è quella di un governo nato dal tradimento del mandato elettorale dei cittadini, quello delle larghe intese. L'oligarchia pericolosa è quella che ha consumato lo strappo dell'elezione del presidente della Repubblica, contravvenendo ad una prassi e al sentimento della popolazione. L'oligarchia pericolosa è quella che ora avanza riforme costituzionali aberranti, spacciandole per priorità, e per contro è totalmente incapace di offrire soluzioni ai problemi reali del Paese. E l'elenco potrebbe continuare.

Con questi processi in atto, il giornalismo italiano cosa fa? Da ampio spazio alla guerra degli scontrini del M5S ed occupa per giorni pagine e pagine con la nuova epurazione di una senatrice grillina che ha osato criticare il leader. E chi se ne frega, no?
Nella migliore delle ipotesi, i media italiani guardano il dito che indica la luna. Ciò non è affatto rassicurante per la professionalità della categoria.
Nella peggiore delle ipotesi, invece, il ruolo della stampa e del suo orientamento dell'opinione pubblica italiana è un ruolo restaurativo, conservativo e funzionalista.
La neutralità, semmai ci sia stata in un Paese in cui non esistono editori puri e le testate sono in mano a potentati economici e politici, è smentita dalla gerarchizzazione delle notizie, strutturate in modo da difendere - più o meno consapevolmente - l'ordinamento vigente.
Pur di non parlare di cosa fa o non fa il governo, degli effetti prodotti dall'austerity, della disperazione o, al contrario, delle forme di resistenza, delle pratiche di opposizione sociale, delle alternative esistenti, le testate mettono in pratica l'opera di "distrazione di massa" che abbiamo visto in un passato non remoto. A recitare il ruolo dell'utile idiota, in questo caso, è lo stesso Grillo, che dimostra di non aver alcuno spessore politico e di non essere all'altezza di rappresentare la speranza che milioni di italiani hanno riposto il lui.

A questo punto c'è da sperare quanto ipotizzato da Wu Ming, ovvero che il M5S sia il tappo del dissenso. C'è da sperarlo perché, attraverso l'autodistruzione praticata dai grillini con l'aiuto della stampa, presto questo tappo potrebbe saltare.
Allo stesso tempo, però, c'è da essere preoccupati: saltato il tappo al dissenso, occorre trovare un canale efficace che eviti il peggio, ovvero le pagine buie che il nostro Paese purtroppo ha già visto.

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