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La Grecia post-Troika: capitale straniero e gentrificazione

Le trasformazioni urbane e sociali dopo la "cura" dell'austerity.


di redazione
Categorie: Esteri
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Il quartiere anarchico Exarchia ad Atene Foto: AteneCalling.org

Da un lato le multinazionali che hanno delocalizzato ad Atene perché la manodopera costa meno, dall'altro eventi e capitali stranieri che hanno riqualificato alcune zone e fatto salire il costo degli affitti, modificando gli stili di vita. Una fotografia della Grecia post-Troika nelle parole di Viola Vertigo di Atene Calling.

Il 20 agosto per la Grecia è terminato il terzo pacchetto di aiuti finanziari definiti nel cosiddetto “memorandum” siglato tra Atene e la Trojka (Fmi, Bce e Commissione europea). Nell'occasione si è parlato di "fine della crisi" e di come il Paese abbia riacquistato la propria sovranità. Tuttavia, nel corso di 8 anni di crisi, molte cose son cambiate e, sebbene non esistano più situazioni di estrema emergenza come negli anni più duri della crisi, la società ha dovuto subire un radicale mutamento nel suo stile di vita.

Abbiamo sentito a questo proposito Viola Vertigo del blog AteneCalling.org , che ci ha descritto come, a questo mutamento, abbia contribuito il fatto che “sono arrivati grandissimi capitali stranieri” portando con sé nelle grandi città, come Atene, “un tentativo di riqualificazione urbana” con annesso “un conseguente tentativo di riqualificazione valoriale della città”.
“La Grecia di fatto si è aperta al mercato internazionale", spiega Viola Vertigo, dal momento che, con il costo del lavoro fortemente diminuito a seguito della crisi, è diventata meta di delocalizzazioni: “da 3-4 anni a questa parte ci sono tantissime aziende straniere che esternalizzano in Grecia, come ad esempio Teleperformance, l’azienda che fornisce assistenza clienti ai grandi marchi, che ha esternalizzato i propri servizi qui”.

Allo stesso tempo, questo ha portato la città di Atene ad ospitare il festival di arte contemporanea “Documenta”, che solitamente si svolgeva nella città tedesca di Kassel, che allo stesso modo “ha apportato un grande cambiamento al tessuto urbano della città”. “Per un anno intero si sono visti enti ed organizzazioni che avevano a che fare con questa manifestazione prendere in affitto o acquistare gran parte dello sfitto di lusso e rigenerarlo per questa manifestazione, che è durata qualche mese e poi ha preso le sue cose e se n’è andata”, osserva l'attivista.
Ciò ha permesso da un lato di riqualificare dall’alto la città, portando tuttavia all’esplosione del fenomeno Airbnb ed al parallelo aumento degli affitti, aumentando le zone commerciali e producendo, in ultima istanza, quel fenomeno che va sotto il nome di gentrificazione. “Questo ha stravolto il modo di vivere la città per come la si conosceva sino ad oggi” conclude Viola, che vive ad Atene da 6 anni.

Se si pensa alle grandi manifestazioni di piazza Syntagma degli anni della crisi, ai grandi movimenti sociali contro l’austerity, che miravano proprio all’apertura dello spazio urbano, al fatto che lo spazio fosse di chi lo abitava e che quindi dovesse essere fruito e che bisognasse trovare collettivamente dei modi di fruizione dello spazio, anche reimpossessandosene fuori da una logica commerciale, ma in funzione delle persone che quello spazio lo vivevano, oggi la situazione è mutata in senso opposto.
"È interessante capire come l’uso dello spazio urbano è girato verso una logica che è quella del consumo - osserva l'intervistata - Il grande mutamento  che è stato fatto passare in sordina è che la città oggi è prevalentemente uno spazio commerciale, dove regna la logica del consumo”.
Nonostante dunque l’apparente prosperità che sembra farsi avanti, dove “vengono dati magari dei finanziamenti alle imprese giovani, allo sviluppo del turismo” per contro “tutto il lato di creatività sociale dal basso è completamente sopito”.

“È un cambiamento che apparentemente porta ad un miglioramento dello stile di vita?” Probabilmente sì, se vogliamo guardarla con un occhio depoliticizzato alla città” si chiede ViolaVertigo: “sicuramente è una città viva, che ha tanti locali e tante attività culturali”, ricordando tuttavia come per queste in realtà “bisogna pagare un biglietto di ingresso, bisogna avere una relazione commerciale di fruizione dello spazio, allora lì cominciamo a capire come funziona la gentrificazione dello spazio, perché creiamo una situazione in cui fette della popolazione sono tagliate fuori dalla fruizione di quello spazio, perché non si possono permettere, semplicemente, di pagare”. Una prosperità costruita dunque per pochi, a scapito di parte della cittadinanza.

Nonostante dunque la situazione in Grecia sia migliorata e non siano presenti più casi di disagio sociale estremo, dove persino i farmaci scarseggiavano, sicuramente il Paese uscito dalla crisi presenta un volto nuovo, nel quale si è assistito a quella che ViolaVertigo definisce una “normalizzazione di una situazione di crisi”, dove quel che un tempo veniva giustificato come straordinario ed in nome dell’emergenza, oggi viene accolto come naturale e parte integrante di quella nuova situazione che è venuta a sostituirsi durante gli anni di crisi alla realtà precedente.

Elias Deliolanes

ASCOLTA L'INTERVISTA A VIOLA VERTIGO:

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