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La feroce operazione politica sulla pelle degli ultimi

Lo sgombero dell'Ex Telecom ed la campagna elettorale inaugurata con la violenza.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento, Politica, Casa
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Il Codice Penale e la legalità non c'entrano nulla con l'operazione tutta politica in atto, che ha portato ad un'ondata di sgomberi in città. Per riproporre le larghe intese anche a Bologna c'è chi non si fa scrupoli a sgomberare con la violenza donne e bambini. È giunto il momento di difendersi.

Durante il lunghissimo sgombero dell'Ex Telecom di via Fioravanti le frequenze di Radio Città Fujiko sono state silenti per qualche ora. Nessun legame: l'Enel ha tolto la luce all'impianto dove si trova l'antenna per dei lavori programmati (senza avvisarci e perciò chiederemo i danni). Eppure decine di ascoltatori ci hanno scritto e chiamato per chiedere se ci avevano oscurati.
Per commentare la lunga giornata di oggi voglio partire da questo fatto, un po' autoreferenziale e sicuramente trascurabile, ma indice del clima che si respira in città. Tanti ascoltatori si sono preoccupati ed hanno ritenuto possibile che fosse in atto una sorta di golpe cittadino. Una parola - golpe - che ha utilizzato esplicitamente anche il consigliere comunale indipendente Mirco Pieralisi. Un clima che, dalle nostre frequenze, Wu Ming 4 ha definito "da Gotham City".

Molte parole sono già state dette, molto inchiostro è stato versato e molte analisi condivisibili sono circolate su quello che sta accadendo a Bologna, dove la retorica della legalità in salsa Coccia, il nuovo feroce questore, non si fa scrupoli a sgomberare donne e bambini pur di restituire un immobile vuoto alla polvere.
Va detto chiaramente: l'operazione in corso è tutta ed esclusivamente politica, anche se indossa la maschera del Codice Penale. Chi si appella alla legge e al suo rispetto "dimentica" cosa dice, ad esempio, l'articolo 41 della Costituzione della Repubblica Italiana: "L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana".
Lo stesso articolo utilizzato da un sindaco democristiano, Giorgio La Pira, per requisire immobili privati e dedicarli all'emergenza abitativa del secondo dopoguerra.

Anche se è sotto gli occhi di tutti, occorre forse dirlo esplicitamente: dai piani alti nazionali è stata ordinata un'operazione che vuole portare al fallimento delle esperienze del centrosinistra anche su base locale, archiviando una stagione, che a Bologna è stata piuttosto lunga, ed omogeneizzando alle "larghe intese" anche le alleanze locali per le amministrative della prossima primavera.
Un piano normalizzatore che, però, assume tinte di crudele cinismo, visto che a farne le spese sono i soggetti più fragili della società.
La flebile resistenza che il sindaco Virginio Merola ha provato, in una prima fase, ad opporre, ad esempio con il riallaccio dell'acqua all'occupazione di via De Maria, è presto stata sbaragliata dalle minacce di mancato appoggio da parte di una fetta consistente del suo partito.

In una situazione allarmante come quella attuale, una situazione che è già degenerata in qualcosa di tetro, Virginio Merola non è la persona adatta a ricoprire la prima carica della città. Non ha autorevolezza, non ha coraggio e, spiace constatarlo, è troppo emotivamente instabile per reggere la pressione.
A molti questo concetto è già chiaro. Altri, specie nella fetta non renziana dell'elettorato Pd, non lo hanno ancora capito bene, anche per colpa di una disciplina di partito di vecchia data.
Occorre al più presto mettere in piedi una barriera difensiva, anche a carattere elettorale, per evitare che la nostra città venga snaturata, come sta accadendo nel resto del Paese. Occorre farlo in fretta e senza velleità identitarie, senza i distinguo che hanno contraddistinto le parcellizzate realtà politico-sociali cittadine.

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