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La falsa riforma della clandestinità

Ovvero: lavarsi la coscienza con il sapone neutro.


di redazione
Categorie: Migranti, Giustizia
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I giornali hanno titolato che ieri il Senato ha abolito il reato di clandestinità, ma è davvero così? L'analisi di Mattia Zucchini in attesa del voto alla Camera.

Come solito le larghe intese producono infimi risultati. L’assenza della politica, o  meglio, l’estremizzazione della politica che si concretizza nella vana e perenne ricerca di un’impossibile sintesi di posizioni contrastanti, ha partorito il solito provvedimento spot privo di qualsiasi efficacia pratica rispetto al tema affrontato.

Dopo la strage di Lampedusa (l’ennesima strage di Lampedusa) la politica italiana, non per convinzione (altrimenti sarebbe già intervenuta prima), ma nel tentativo di incanalare a proprio vantaggio l’emotività popolare, aveva evocato in coro un intervento volto all’abrogazione della legge Bossi-Fini, individuando quale primo intervento l’eliminazione del reato di immigrazione clandestina.
Certo, in quei giorni di funerali la notizia che la Procura competente doveva, per atto dovuto nell’assurda applicazione di una fattispecie di reato contraria ai diritti umani, aprire tanti fascicoli d’indagine quanti erano i sopravvissuti alla strage, aveva scosso gli animi.
Ma quella palese contraddizione tra commozione e burocrazia non era che la punta dell’iceberg del problema immigrazione, una materia che richiedeva una riforma approfondita che mettesse in discussione le basi di una normativa arretrata ed incompatibile con la realtà del fenomeno, con le caratteristiche del nostro territorio e, ciò che più conta, con lo spirito di umana solidarietà che in quei giorni era emerso in tutta la popolazione.

A distanza di molti mesi il governo delle "larghe intese" ha partito un disegno di legge, approvato ieri al Senato ed atteso alla Camera, nel quale l’unico intervento in materia è stato la trasformazione dell’ingresso irregolare nel nostro paese da reato ad illecito amministrativo, confermandosi comunque l’ordine e l’obbligo di espulsione e permanendo l’illiceità penale di ogni condotta contraria ai provvedimenti dell’autorità.
Quindi: lo straniero che arriva in Italia senza osservare il diabolico meccanismo delle quote, dunque irregolarmente (su un tir, su un barcone, o con qualsiasi altro mezzo, anche violando i termini di un visto turistico) si rende responsabile di una condotta non più penalmente rilevante (è un semplice illecito amministrativo, si dice), ma viene comunque fatto oggetto di un provvedimento di espulsione che, se non osservato, comporta la commissione del reato.
Così come, qualora quello stesso straniero cercasse nuovamente di entrare in Italia, sarebbe immediatamente indagato per il reato di immigrazione clandestina.

A conti fatti cosa cambia dal punto di vista di un migrante? Certo, una volta giunto in Italia dopo un viaggio di mesi attraverso il deserto, Paesi in guerra ed una traversata marittima in condizioni d’emergenza, non dovrà sopportare immediatamente un processo per clandestinità ma dovrà comunque andarsene e, qualora non lo faccia (e v’è da chiedersi per quale motivo, dopo quello che ha affrontato dovrebbe voler volontariamente abbandonare il Paese raggiunto a costo di tanti sacrifici) sarà comunque imputabile per il reato di mancata ottemperanza ad un provvedimento dell’autorità.
Forse l’unico vantaggio che potrà comportare questa nuova disciplina del reato di clandestinità (perché parlare di riforma della materia dell’immigrazione pare proprio un eufemismo spropositato) si rivelerà una relativa diminuzione dei procedimenti aperti d’ufficio nei confronti dei migranti clandestini bloccati sulla battigia o raccolti in mare o fermati per strada, ma anche da questo punto di vista, che peraltro nulla c’entra con lo spinta riformatrice annunciata, l’impatto sull’amministrazione della giustizia sarà piuttosto limitato, non essendo per nulla cambiato l’approccio repressivo che caratterizza la normativa.

Comunque c’è ancora speranza. Alla Camera il testo potrebbe anche peggiorare. Non ci sono limiti nel compromesso al ribasso.

Mattia Zucchini
http://testamentoideologico.wordpress.com

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