Radio Città Fujiko

La chiamata di Si Cobas per dire che “Modena sta con chi lotta”

Dall’Italpizza al Dl Salvini, passando per denunce e processi. Perché domani serve essere in piazza


di Anna Uras
Categorie: Lavoro, Movimento
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Questo sabato, alle 14:30, Si Cobas chiama alla mobilitazione per ribadire che Modena (e non solo) sta con chi lotta. Il sindacato denuncia infatti il clima repressivo reso evidente dall'ormai nota vertenza Italpizza e istituzionalizzato dalle norme punitive contenute nel Dl Salvini, ma le cui radici sono più profonde ed estese. Ne abbiamo parlato con Marcello Pini di Si Cobas Modena

La vicenda Italpizza, di cui abbiamo parlato qui e qui e su cui potete trovare ulteriori informazioni anche qui, ha portato alla luce due dinamiche estremamente preoccupanti e a cui la manifestazione di sabato vuole dare una risposta.

La prima è quella dello sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori, uno sfruttamento che come è stato più volte rimarcato durante gli oltre due mesi di lotta e picchetti davanti allo stabilimento è strettamente legato alla loro condizione di migranti e di donne. Sfruttamento che si concretizza nel sottoinquadramento sistematico e nella mancata retribuzione degli straordinari, ma anche nell'atteggiamento punitivo adottato dall'azienda nei confronti di chi con coraggio ha denunciato queste pratiche, che sono andate dai licenziamenti e trasferimenti all'assegnazione di lavori umilianti e pericolosi come spalare la neve fuori dai cancelli con 4 gradi sotto zero o ripulire il tetto senza protezioni a venti metri di altezza, passando per l'installazione di un marcatempo in bagno.

Ma, forse ancora più grave, è stata la dinamica che ha interessato il ruolo delle istituzioni e dei sindacati. Di fronte alle proteste delle lavoratrici e dei lavoratori dell'Italpizza, che unitamente al sindacato Si Cobas chiedevano la possibilità di discutere le modalità contrattuali e i licenziamenti con la proprietà, la risposta istituzionale si è articolata in lacrimogeni, manganelli e cariche, accompagnate da proclami di condanna delle violenze e "in favore dei lavoratori ma contro i Cobas". Un sindacato, quest'ultimo, che conta più di 100 iscritti all'interno della fabbrica.

Se la vicenda di Italpizza sembra essersi conclusa con una vittoria, il clima repressivo che questa vicenda ha fatto emergere è tutt'altro che alle spalle. E solleva un problema cruciale, perché è vero che in questo caso la lotta ha pagato, ma non è esattamente il mondo lavorativo e istituzionale più auspicabile quello in cui per ottenere il rispetto dei diritti di lavoratrici e lavoratori questi devono essere disposti a entrare in sciopero per settimane e a subire le cariche della polizia fino al pronto soccorso (molti sono stati i lavoratori e le lavoratrici portati via in ambulanza)

“L’anno scorso abbiamo ricevuto solo a Modena - spiega Marcello Pini di Si Cobas - circa 150 denunce per azioni sindacali, ci sono stati 5 arresti solo durante la vertenza Italpizza più in altre occasioni, è stato applicato per la prima volta in regione proprio durante le cariche a Italpizza il Dl Sicurezza con il blocco stradale, a Modena è in corso il famoso processo contro Aldo Milani, in cui viene teorizzato che richiedere i Tfr ad esempio rubati o le mancate retribuzioni sia un’estorsione all’azienda. Quindi a Modena insomma c’è stato questo teorema repressivo, noi abbiamo anche avuto una riunione in Prefettura, con una manifestazione, chiedendo che cessi questo clima di ostilità e di repressione verso le azioni sindacali perché questi non sono temi di ordine pubblico, sono temi sindacali. I diritti dei lavoratori, le retribuzioni e i cambi di appalto non sono dei temi di ordine pubblico e non possono essere trasformati sempre così”.

ASCOLTA LE PAROLE DI MARCELLO PINI:

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