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L'uomo forte al potere/2: Viktor Orban

Le ragioni dell'ascesa del presidente ungherese.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica, Esteri
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Viktor Orban

Sfruttando la crisi etica del partito socialista ungherese, Viktor Orban ha cambiato pelle politica e, da liberal-democratico, ha assunto posizioni nazionaliste che gli hanno garantito ampio consenso per andare al governo. Una volta arrivato, ha modificato la Costituzione e fatto leggi su media e magistratura per rafforzare il suo potere. Il ritratto della giornalista Cecilia Ferrara.

Da posizioni progressiste e per i diritti civili ad un cambio di pelle in chiave nazionalista e conservatrice per arrivare al potere. Non è la prima volta che, in Europa, si assiste a questa dinamica e i precedenti non hanno portato nulla di buono.
È questa la storia politica di Viktor Orban, primo ministro dell'Ungheria, che sta facendo discutere di sè non solamente per i contrasti con l'Ue in tema di migranti, ma anche per le politiche attuate nel suo Paese, che hanno prodotto un sostanziale restringimento della libertà di espressione e del pluralismo dei media.

A tracciare un profilo di Orban ai nostri microfoni è la giornalista Cecilia Ferrara, co-fondatrice Investigative Reporting Project Italy e collaboratrice di Radio Bullets, il notiziario sugli esteri in onda anche dalle nostre frequenze.
"Orban è al governo dal 2010 - racconta Ferrara - dopo essere stato all'opposizione per molti anni, in contrapposizione prima ai democristiani, poi ai socialisti".
L'attuale premier ungherese, spiega la giornalista, ha saputo approfittare della crisi del partito socialista nel 2006, nata da uno scandalo in cui il primo ministro di allora, in un'intercettazione, ammise di aver mentito agli elettori sulla situazione economica del Paese.

È stato in questo frangente che Orban e il suo partito, Fidesz, hanno compiuto una mutazione: da posizioni liberal-democratiche e per i diritti civili a posizioni conservatrici, xenofobe, nazionaliste, di stampo religioso e un'idea di governo molto accentrato.
Ciò gli ha garantito un grande consenso, al punto che è salito al potere col 52,73%, mentre nelle stesse elezioni i neonazisti antisemiti di Jobbik hanno guadagnato il 16,7%.

Una volta al governo, una delle prime riforme di Viktor Orban ha riguardato i media ed è stata definita una "legge bavaglio". Non solo: il premier ha modificato la Costituzione ed è intervenuto anche sulla magistratura.
"Pochi mesi fa - ricorda Ferrara - ha fatto discutere la chiusura di Nepszabadsag, uno dei principali giornali ungheresi, che aveva uno sguardo critico verso il governo. Ufficialmente l'editore ha dato motivazioni economiche e non politiche per la chiusura, ma la notizia ha scatenato manifestazioni e proteste".

In pochi anni, quindi, Orban ha esteso il suo controllo su tutte le istituzioni dell'Ungheria, mettendosi spesso in contrapposizione con l'Unione Europea, non solo sul tema dell'accoglienza dei migranti.
A contrastare il potere del leader xenofobo c'è ancora spazio per la società civile. Oltre alle proteste per la chiusura del giornale, negli ultimi mesi si segnala anche il flop del referendum anti-migranti voluto dallo stesso Orban.
"In Ungheria è ancora possibile fare opposizione - precisa la giornalista - non siamo ai livelli di Erdogan. Però sicuramente negli ultimi anni sono stati messi limiti più stretti, soprattutto per la libertà di espressione e il pluralismo dei media".


Ascolta l'intervista a Cecilia Ferrara

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