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L'unità in Palestina, la freddezza di Israele

Corrispondenza dalla Palestina di Luisa Morgantini.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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Luisa Morgantini ci racconta dalla Palestina come vengono lette le notizie degli ultimi giorni. La riconciliazione tra Fatah e Hamas, le dichiarazioni di Abu Mazen sull'Olocausto, i tentativi di Israele di far saltare le trattative, il ruolo di Stati Uniti e Unione Europea.

È una fase delicata ed importante quella che si sta vivendo in Medioriente nel conflitto fra israeliani e palestinesi. Nei giorni scorsi Hamas e Fatah, ma più in generale l'Olp hanno siglato un accordo che ha sancito la riconciliazione e l'unità dei palestinesi. L'accordo prevede, tra le altre cose, che entro cinque settimane si debba formare un governo di unità nazionale.
Domenica scorsa, intanto, Abu Mazen ha rilasciato una dichiarazione inequivocabile sulla tragedia rappresentata dall'Olocausto, che a molti è suonata come una manifesta volontà di dialogo.

Dalla Palestina, Luisa Morgantini, ex-vicepresidente del Parlamento europeo, ci aiuta a leggere la situazione.
"Tra i palestinesi c'è un po' di scetticismo sulla riconciliazione - spiega ai nostri microfoni - perché in passato atti del genere sono stati disattesi. Questa volta, però, Hamas è piuttosto debole, perché è venuta meno la forza dell'alleato storico, i Fratelli Musulmani, con il cambio di potere in Egitto e perché la popolazione di Gaza non ce la fa più a sopportare l'embargo". Uno spiraglio, quindi, che è poco per pensare ad un'evoluzione positiva, ma è più di niente.

L'accordo di riconciliazione, dunque, dovrebbe portare ad un governo di unità nazionale e, qualora si formasse, il primo atto che compirebbe Abu Mazen è quello di stipulare un accordo con l'Egitto per la riapertura del valico di Rafah, che permetterebbe ai palestinesi di Gaza di uscire e allentare un po' la pressione vissuta nella Striscia. "La cosa darebbe un po' di respiro - osserva Morgantini - Ma per i palestinesi di Gaza occorrerebbe anche fare una grande battaglia perché possano uscire anche dal check point di Eretz".

Morgantini, però, ricorda che non è la prima volta che i palestinesi e Abu Mazen in particolare riconoscono l'Olocausto. Le dichiarazioni, però, vengono sempre accolte con freddezza da Israele, che fa di tutto per far saltare qualsiasi possibilità di negoziato. "Continuano a costruire colonie all'interno dei territori occupati palestinesi, continuano a confiscare terra e a reprimere fortemente la resistenza popolare non-violenta e, soprattutto, ad incolpare Abu Mazen del mancato avanzamento dei negoziati. Sono invece loro a non rispettare gli accordi, ad esempio quello che prevedeva la liberazione di 30 prigionieri palestinesi".

E gli Stati Uniti? Secondo Morgantini gli americani sono sempre schierati con gli israeliani, anche se a volte si mostrano spazientiti perché non possono più difendere le mosse del premier israeliano Netanyahu. "In merito alla riconciliazione - spiega - è la solita storia: quando i palestinesi sono divisi li si accusa di non essere rappresentativi, quando si uniscono, si afferma che Hamas è un'organizzazione terroristica e dunque il dialogo è impossibile".

Diversa, invece, la posizione dell'Unione Europea, che ha accolto con favore l'accordo tra Hamas e Fatah. L'Ue, però, chiede ovviamente che il governo palestinese dica chiaramente che si riconosce lo Stato di Israele sui confini del 1967 e si abbandonino le forme di resistenza armate, come il lancio di missili.


Ascolta l'intervista a Luisa Morgantini

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