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L’ombra di Hofer: l’Austria torna al voto

Il ballottaggio è previsto per domenica 4 dicembre.


di redazione
Categorie: Esteri
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Dopo l’invalidazione del secondo turno elettorale del maggio scorso, l’Austria torna al voto. I candidati al ballottaggio sono il professore ecologista Alexander Van der Bellen e il leader euroscettico della destra populista Norbert Hofer. Ne parliamo con Guido Caldiron.

Domenica 4 dicembre si chiuderà la vicenda delle più curiose elezioni della storia recente austriaca. Il 24 aprile scorso, il primo turno delle presidenziali vide il candidato del Partito della Libertà (FPÖ) raggiungere il primo posto col 36,40% dei voti, salvo poi essere sconfitto al ballottaggio da Alexander Van der Bellen dei Verdi per soli 31.000 voti. Il primo luglio, gli esiti delle elezioni furono invalidati dalla corte costituzionale austriaca in seguito al ricorso presentato dal FPÖ per presunte irregolarità. Già dal principio il profilo insolito di questa tornata elettorale si era chiaramente delineato: SPÖ (socialdemocratici) e ÖVP (democristiani), i due paritti maggioritari che hanno guidato la nazione negli ultimi 70 anni, uscirono di scena al primo turno.

I liberalnazionali hanno, in questi mesi, cavalcato l’onda dell’indignazione conseguente alla denuncia di brogli e hanno cercato di colmare l’esiguo gap che li separava dai Verdi. Oggi, i sondaggi danno in vantaggio Norbert Hofer, che dovrebbe raggiungere i due milioni di voti.
Secondo Guido Caldiron, analista dei fenomeni di ribalta delle nuove destre in Europa, questo incidente ha portato acqua al mulino liberalnazionale perché “quando succedono queste cose bizzarre, frutto di problemi tecnici e disorganizzazione del sistema, chi critica questo stesso sistema in termini populistici sembra veder confermate alcune delle parole d’ordine della sua propaganda”.
L’ottimo risultato ottenuto da Hofer al primo turno dello scorso aprile ha destato le preoccupazioni dei leader liberali dell’Unione Europea, che non hanno neanche fatto in tempo ad esalare il proverbiale sospiro di sollievo per la vittoria dei verdi a causa della decisione di tornare alle urne.

Ma come si afferma il fenomeno Hofer in Austria?
“Hofer è stato considerato un personaggio di secondo piano – ci spiega Guido Caldiron – scelto per un profilo più moderato rispetto ad altri candidati. Quattro anni fa i liberalnazionali candidarono un esponente delle organizzazioni pangermaniste che aveva fatto dichiarazioni sconcertanti sul Terzo Reich e sull’Anschluss. Questa volta hanno scelto un personaggio di provincia che ha un profilo più istituzionale e moderato.”
Dietro Norbert Hofer si muove un’altra figura chiave di questo quadro elettorale austriaco: Heinz-Christian Strache. Il segretario del FPÖ ha deciso di non bruciare la sua posizione, concedendo ad Hofer la corsa per la presidenza della Repubblica, un ruolo più simbolico rispetto a quello di cancelliere federale che Strache stesso ricoprirebbe in caso di vittoria.

Interessante è notare la composizione demografica del quadro di voto austriaco, che rispecchia, tutto sommato, un trend globale: i Verdi forti nei centri urbani e tra la popolazione maggiormente scolarizzata e il FPÖ che raccoglie consensi nelle zone rurali, tra fasce di popolazione con livelli di istruzione minore.
Storicamente, l’ascesa del partito liberalnazionale, guidato dalla carismatica leadership di Jörg Haider, parte negli anni ‘90 dalla Carinzia, una regione dell’Austria “profonda” di cui Haider fu presidente.
Anche la composizione sociale della mappa del voto è stata stravolta: negli ultimi anni il populismo ha allargato il proprio bacino di preferenze, con Hofer che in aprile ha fatto incetta di voti operai. “Oggi i liberalnazionali – ci spiega Guido Caldiron – hanno fatto breccia nei ceti popolari. È l’ennesimo segnale di un arretramento delle forze di sinistra nel dare rappresentanza a quelli che sono stati tradizionalmente i propri settori sociali di riferimento”.

I sondaggi favorevoli al FPÖ concretizzano sempre più i rischi di una possibile “Auxit”. Si tratterebbe di un colpo durissimo per un’Unione Europea il cui cuore si credeva pulsasse nella Mitteleuropa germanofona.
I liberalnazionali da sempre mettono in discussione l’appartenenza del paese all’Unione Europea e fanno parte dello stesso eurogruppo parlamentare di Lega Nord e Front National.
Norbert Hofer cova l’idea che dentro l’Unione Europea tornino a pesare di più gli stati nazione, in dialettica costante con le istituzioni centrali di Bruxelles.

Il caso dell’Austria dà vigore ai movimenti populisti anti-migrazione ed euroscettici del Vecchio continente, e spiega come le critiche alla centralità europea possano arrivare anche da un paese che non ha mai vissuto aspri fenomeni di conflittualità sociale.
Stando alle parole di Caldiron, il fenomeno si comprende semplicemente considerando che “l’Austria ha conosciuto una lunga pace sociale, ha un PIL pro capite piuttosto alto, sta attraversando la crisi con un certo successo e teme, quindi, che i privilegi che ne derivano possano essere messi in discussione se sottoposti ai diktat di Bruxelles”.

Cristiano Capuano


Ascolta l'intervista a Guido Caldiron

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