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L'Italia pronta ad armare i suoi droni

Gli Usa danno l'ok alla fornitura di missili e bombe. Un'operazione da 150 milioni di euro.


di Alessandro Albana
Categorie: Politica, Esteri
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Dagli Stai Uniti arriva l'ok alla vendita di armamenti per i droni italiani. Un'operazione da 150 milioni di euro che permetterà per la prima volta all'Italia di utilizzare i suoi droni in vere e proprie azioni di guerra. Ma gli attacchi coi droni hanno dimostrato di essere altamente imprecisi e hanno già causato numerose vittime civili. Vignarca: "Così si anestetizza la guerra" agli occhi dell'opinione pubblica.

156 missili e 30 bombe, ma anche addestramento tecnico e aggiornamento dei software. È quanto prevede l'accordo con cui gli Stati Uniti si impegnano a fornire all'Italia l'equipaggiamento per armare due (al momento) droni Reaper, in cambio di una cifra che si aggira attorno ai 150 milioni di euro. "Non è una notizia banale - commenta ai nostri microfoni Francesco Vignarca della Rete Italiana per il Disarmo - Perchè l'Italia diventa il secondo alleato degli Stati Uniti, dopo la Gran Bretagna, a ricevere armamenti per i droni. Da un po' di tempo l'Italia sta cercando di entrare in questo gioco, nella nuova guerra dei droni".

È la prima volta che l'Italia si impegna ad armare i propri droni. Il tentativo, come rivela Vignarca, è in corso da tempo, ma finora gli Stati Uniti si sono opposti alle richieste di Roma. La situazione si è sblocata in queste ore, nonostante il via libera del Congresso - che dovrebbe essere a portata di mano - non sia ancora arrivato. I motivi della 'svolta' li spiega proprio Vignarca: "La base di Sigonella è stata trasformata negli utlimi mesi, spesso nel silenzio più assoluto, in una nuova centrale operativa di distribuzione dati per i droni. Sospetto che questo ok arrivato dagli Stati Uniti sia anche dipendente dal fatto che l'Italia abbia concesso Sigonella". Del resto, l'Italia ha concesso all'alleato d'oltreoceano anche i terreni per la costruzione del Muos.

Fatto sta che, come più volte è stato evidenziato, gli attacchi coi droni sono spesso imprecisi e hanno già causato un enorme numero di vittime tra i civili. Secondo stime credibili, il 90% delle vittime dei droni rientra tra la popolazione civile o non viene identificato. Il caso del cooperante siciliano Giovanni Lo Porto, ucciso al confine tra Afghanistan e Pakistan da un colpo esploso da un drone della Cia.
"Già gli Stati Uniti e la Gran Bretagna - rivela al proposito Vignarca - Hanno grossi problemi con le uccisioni derivanti dagli attacchi coi droni, anche per questioni di legalità delle stesse, e io credo che l'Italia non sia minimamente preparata a questa evenienza".

Resta poi l'interrogativo delle operazioni in cui utilizzare i nuovi armamenti. Il ministero della Difesa non si sbilancia, ma secondo Vignarca "lo scenario che sembra privilegiato per l'utilizzo di questi droni è quello libico, quello legato al trasporto dei migranti verso il nostro Paese". Insomma, è verosimile che i droni verranno utilizzati per 'bombardare i barconi'.

Ma dietro il ricorso sempre più massiccio ai droni nelle missioni di guerra, c'è più della semplice contingenza. Nelle parole di Vignarca, "È un processo, in corso da qualche decennio, che tende ad anestetizzare le situazioni di guerra, a renderle più asettiche possibile, lontane dagli occhi, quindi meno cruente". Succede così che la guerra, quel fenomeno che, diceva qualcuno, "non si può umanizzare", diventi ancora più disumana, quasi un videogame in cui le operazioni si gestiscono da una cabina di comando. Diverso il discorso per le vittime, che aumentano soprattutto tra i civili. La cosa, sostiene VIgnarca "non è percepita". Quindi, in pratica, non succede.


Ascolta l'intervista a Francesco Vignarca
Tags: Guerra, Usa, Libia

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