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L'eutanasia all'esame della Camera, ma la disobbedienza civile continua

Le Commissioni Giustizia e Affari Sociali della Camera hanno iniziato a discutere le proposte di legge sull'eutanasia.


di Andrea Perolino
Categorie: Politica
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A oltre 30 anni dalla prima proposta di legge, lo scorso 3 marzo le commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera hanno cominciato l'esame dei disegni di legge sull'eutanasia, tra cui la proposta di iniziativa popolare depositata dall'Associazione Luca Coscioni nel 2013, firmata da 67mila cittadini. L'appello all'Istat: "Pubblicare i dati sui suicidi".

Nessuna illusione e tantomeno toni trionfalistici, né richieste inderogabili rivolte al Governo, quanto piuttosto l'auspicio di un confronto vero e di un'assunzione di responsabilità da parte dei parlamentari davanti all'opinione pubblica. Un riscatto del Parlamento, uscito per l'ennesima volta con le ossa rotte dal dibattito sulle unioni civili. Sono queste le premesse dalle quali muove l'Associazione Luca Coscioni all'indomani dell'inizio della discussione sulla legalizzazione dell'eutanasia, incardinata giovedì scorso, 3 marzo, presso le Commissioni Giustizia e Affari Sociali della Camera. Entra dunque nell'agenda parlamentare l'annosa questione dell'eutanasia, la cui prima proposta di legge fu presentata nel 1985 a firma del deputato socialista Loris Fortuna, padre della riforma sul divorzio.

Se parlare di vittoria è prematuro, "è sicuramente un passo avanti, essendo la prima volta che si affronta la discussione nella storia del parlamento repubblicano - afferma ai nostri microfoni Marco Cappato, presidente dei Radicali Italiani, promotore della campagna Eutanasia Legale e tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni - Oggi ci troviamo in una congiuntura strana in cui si torna a parlare di libertà civili e c'è l'occasione per cambiare molto. Certo, l'inizio della discussione ci dice che i rapporti di forza pongono molte difficoltà, il tentativo sarà quello di rinviare il più possibile una presa di decisioni".

Sono quattro le proposte di legge presentate da diverse forze politiche, ma non solo: tra queste rientra quella di iniziativa popolare depositata dalla Associazione Luca Coscioni nel settembre del 2013, firmata da 67mila cittadini insieme a Exit Italia, Uarr, Amici di Eleonora Onlus e con il sostegno dei Radicali. Il testo prevede la depenalizzazione di alcuni reati nel caso specifico di malati terminali che chiedano di mettere fine alla propria vita. Parliamo dunque dei reati di istigazione al suicidio o di omicidio del consenziente. "Non si può trattare come un omicidio l'aiuto che un medico o un parente può dare alla persona che chiede di interrompere la propria vita".

Una battaglia, quella per la legalizzazione dell'eutanasia, che si preannuncia quanto mai lunga e complicata. I rischi di ostruzionismi e veti incrociati, di cui il percorso del ddl Cirinnà è l'ultimo triste esempio, sono dietro l'angolo, per non parlare delle ingerenze di un clero che su questi temi è sempre pronto a prendere parola e imporre i suoi diktat. "Tra canguri, dietrofront e voto di fiducia, la legge sulle unioni civili è rimasta ostaggio dei partiti, dei loro giochini e risse da talk-show - sottolinea Cappato - Per avere una buona legge sarebbe stato necessario un vero dibattito parlamentare, accompagnato da confronti televisivi sul modello di quelle tribune politiche che la legge impone ma che la Commissione di Vigilanza continua a impedire". La questione dell'eutanasia "può finire allo stesso modo, nel bene o nel male - spiega Cappato - se ci fosse un vero dibattito che responsabilizzi i parlamentari di fronte a un'opinione pubblica che secondo tutti i sondaggi è pronta ad affrontare questo tema, allora si potrebbe avere un risultato positivo".

La discussione parlamentare sulla legalizzazione dell'eutanasia è accompagnata da una lettera aperta di Luciana Castellina, che fu compagna di Lucio Magri, Chiara Rapaccini, compagna di Mario Monicelli, Francesco Lizzani, figlio di Carlo, e Carlo Troilo, dirigente radicale dell'Associazione Luca Coscioni, che chiede al presidente dell'Istat Giorgio Alleva di ritornare a pubblicare i dati sul numero di suicidi causati da malattia come faceva fino al 2010. Fino ad allora, l'Istat forniva anche la voce relativa al movente, da cui risultava che su poco più di tremila suicidi l'anno, per oltre mille il movente erano le "malattie" (fisiche o psichiche). Un rapporto simile si registrava per i tentativi di suicidio (più di 3.000), dovuti anch'essi, in oltre 1.000 casi, al movente "malattie". "I deputati si troveranno ora privi della sola serie di dati che consentiva di ragionare non in astratto su una ipotesi che a noi, non "addetti ai lavori", sembra degna di valutazione - si legge nella lettera - Le saremmo grati se volesse consentire ai deputati di conoscere i dati degli ultimi anni sui moventi dei suicidi".

A questi aspetti si aggiunge il fatto che in Italia l'eutanasia è già una realtà, anche se clandestina. Carlo Troilo, citando una ricerca dell’Istituto Mario Negri del 2007, ipotizza che in Italia siano 20mila ogni anno i casi eutanasia clandestina, ovvero i casi di malati terminali morti con l'aiuto di medici e infermieri che, in accordo con i pazienti e loro famigliari, hanno interrotto le terapie. A queste cifre si aggiungono quelle relative alle persone che ogni anno vanno in Svizzera per il suicidio assistito: "sono nell'ordine delle centinaia, ma sappiamo che per uno che va ce ne sono decine che non possono farlo - spiega Cappato - l'assenza di una legge impedisce di conoscere la portata di questo fenomeno, oltre che governarlo. Invece di costringere un malato terminale che vuole porre fine alla propria esistenza a farlo nella maniera più terribile, è chiaro che è una scelta di umanità consentire l'eutanasia. Qui non c'è qualcuno che è a favore dell'eutanasia: si tratta di scegliere tra l'eutanasia clandestina e quella legale", sostiene Cappato.

Il promotore della campagna Eutanasia Legale, insieme a Mina Welby e Gustavo Fraticelli, prosegue la disobbedienza civile aiutando pubblicamente le persone malate ad andare in Svizzera, dopo l'autodenuncia dello scorso dicembre per il suicidio assistito di Dominique Velati. La disobbedienza continua, spiega Cappato, "perché non abbiamo nessuna garanzia sull'esito del processo legislativo sull'eutanasia, e lo facciamo perché il problema continua ad esserci, noi siamo costantemente contattati da persone che ci chiedono un aiuto. Riteniamo giusto aiutarli assumendoncene la responsabilità, fino ad ora la giustizia italiana non ha proceduto nei nostri confronti. Noi andiamo avanti, sperando di poterci fermare per l'approvazione di una buona legge", conclude Cappato.


Ascolta l'intervista a Marco Cappato

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