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L'Europa in crisi identitaria pensa alla guerra in Libia

Un possibile nuovo conflitto in Libia per mascherare il vacillamento dell'Ue su Schengen.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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L'ipotesi di un nuovo conflitto in Libia si fa più concreta, mentre l'Europa vacilla sul Trattato di Schengen. Salinari: "È un trappolone teso dall'Isis, ma si pensa ad una guerra per rispondere ad una crisi identitaria dovuta a decenni di politiche sbagliate, come con l'allargamento ad est dell'Ue".

Nuovi venti di guerra spirano sulla Libia. Giusto il tempo di formare un governo di unità nazionale, ed ecco che l'Europa pensa nuovamente a bombardare il Paese. Se nella precedente e fallimentare occasione l'obiettivo era il regime di Gheddafi, amico di vecchia data trasformatosi improvvisamente in nemico, ora la minaccia è rappresentata dall'Isis, che con le sue postazioni nordafricane è alle porte del Vecchio Continente.
Il quotidiano Repubblica riporta fonti vicine al presidente del Consiglio che rivelerebbero un patto esistente con gli Stati Uniti per raid aerei contro lo Stato Islamico. "L'Italia è pronta ad azioni militari: se sarà necessario, agiremo con i nostri alleati, su richiesta del governo di Tripoli e nel quadro dettato dalle risoluzioni dell'Onu", affermano le fonti.

Per Raffaele Salinari, presidente di Terres des Hommes, un conflitto in Libia sarebbe una trappola tesa dall'Isis in cui l'Europa cadrebbe. L'obiettivo dei jihadisti sarebbe quello di allentare la pressione in Siria, dividendo nuovamente la comunità internazionale, dal momento che la Russia e l'Iran non accetterebbero mai un eventuale intervento in Libia.
Per Salinari, però, l'Europa sarebbe consapevole di cadere in questa trappola, ma le ragioni per stare al gioco sono molteplici: distogliere l'attenzione dallo sgretolamento dell'Unione Europea stessa, rappresentato dalla messa in discussione del Trattato di Schengen, e la crisi finanziaria delle Borse degli ultimi giorni.

"L'Europa risponde in modo capitalista e identitario, ricorrendo alla guerra come unica alternativa alla crisi che la sta attraversando", sottolinea Salinari.
Una crisi, quella del Vecchio Continente, frutto di scelte sbagliate degli ultimi anni, come l'allargamento ad est, verso paesi dell'ex Unione Sovietica, intraprese su richiesta degli Stati Uniti. L'allargamento, secondo il presidente di Terres des Hommes, ha prodotto una disomogeneità all'interno del territorio europeo che, in assenza di un'unione politica forte, era destinato a crollare di fronte alla prima crisi che si fosse presentata. La crisi, oggi, è rappresentata dai flussi di profughi che - per quanto debole rispetto a Paesi come il Libano, dove un terzo della popolazione ormai è composto da migranti - ha sottolineato le debolezze e la mancanza di progettualità dell'Ue stessa.


Ascolta l'intervista a Raffaele Salinari

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