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L'etichetta sui prodotti che fa infuriare Israele

Obbligatoria la tracciabilità dei prodotti israeliani provenienti dai territori occupati.


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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La Commissione Europea ha deciso che sarà obbligatoria la tracciabilità dei prodotti israeliani provenienti dai territori palestinesi occupati illegalmente. Per la campagna Bds di boicottaggio non-violento, però, si tratta di un'arma a doppio taglio: "Implicitamente si autorizza il commercio di quei prodotti, che dovrebbero essere fuorilegge".

La lotta per il ripristino del diritto internazionale passa anche per i supermercati. Lo sanno bene i sostenitori della campagna Bds (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), che da tempo puntano a mezzi non-violenti ed economici per indurre Israele a rispettare i diritti dei palestinesi. Una delle loro battaglie sembra essere stata recepita ieri dall'Europa, ma è un recepimento a metà. La Commissione europea ha infatti reso obbligatoria la tracciabilità dei prodotti israeliani provenienti dai territori palestinesi occupati illegalmente dal 1967 ad oggi.
"Una misura tecnica", si affrettano a precisare da Bruxelles, ma ciò non è bastato a placare le ire di Israele, che ha parlato di una discriminazione che non aiuta la pace e ha deciso di disertare tutti gli incontri con l'Ue.

Nello specifico, le linee guida che ha approvato l'Europa prevedono di indicare la provenienza dei prodotti sulle etichette degli stessi. Una misura che in Italia, per altre ragioni, è operativa su alcune merci.
Se da un lato la tracciabilità è un primo segnale mandato ad Israele, risultato anche delle pressioni della campagna Bds, potrebbe però rivelarsi un'arma a doppio taglio. "In questo modo si riconosce implicitamente la legittimità di Israele a continuare a produrre nelle colonie - spiega ai nostri microfoni la portavoce di Bds Italia, Stephanie Westbrook - È come dire che si possa indicare sull'etichetta che un prodotto è stato ottenuto dallo sfruttamento della manodopera minorile, quando in realtà dovrebbe esserne semplicemente vietata la vendita".

Gli Stati membri hanno già l'obbligo di non riconoscere e non facilitare le violazioni di Israele e l'Ue già riconosce l'illegalità dei prodotti provenienti dalle colonie, spiega Westbrook, per cui il messaggio che viene mandato ad Israele è che possa continuare con l'occupazione. "È un approccio tecnico ad un problema che invece è politico", sottolinea l'attivista.


Ascolta l'intervista a Stephanie Westbrook

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