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L'Emergenza Mediterraneo al World Social Forum

Il World Social Forum 2013 riapre il dibattito politico e sociale dopo la primavera araba.


di redazione
Categorie: Movimento, Esteri, Economia
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Si è appena conclusa l'undicesima edizione del World Social Forum, che quest'anno ha scelto Tunisi come città protagonista. Tra i partecipanti c'era anche Libera, per una testimonianza diretta sulla situazione italiana.

Il Mediterraneo è, da qualche anno, diventato una zona a rischio dal punto di vista economico, politico e sociale. Sulla scia degli stravolgimenti portati dalla cosiddetta Primavera Araba nel 2010, il Nord Africa e gli stati dell'Europa del sud si sono fatti portatori delle maggiori emergenze sociali degli ultimi anni, per un bilancio totale di migliaia di morti in mare. Tunisi è stata scelta, quest'anno, per ospitare l'undicesima edizione del World Social Forum, l'appuntamento annuale dei movimenti per la globalizzazione alternativa. "La tua dignità è il tuo dovere": questo lo slogan urlato a gran voce dai manifesti sparsi in questi giorni per tutta la città.

Tutela dell'ambiente, economia locale, sovranità alimentare e modelli di consumo: questi i temi che, dalla prima edizione del Forum tenutasi a Porto Alegre nel 2001, infiammano i dibattiti e scuotono le  coscienze dei partecipanti. Parola d'ordine dell'edizione 2013 è stata riscatto, come possibilità di un nuovo protagonismo sociale per chi finora non ha potuto dire la sua. E anche l'associazione contro le mafie Libera ha voluto portare a Tunisi la propria testimonianza. "Siamo molto soddisfatti della partecipazione al Forum - commenta Giulia Poscetti dello staff Settore Internazionale di Libera - E' stata anche un'occasione per presentare la Carovana Internazionale Antimafie, che quest'anno è partita proprio da Tunisi". Una partenza simbolica, insomma, per dare visibilità al contesto sociale locale e per mettere in evidenza le tematiche comuni.

Dopo il lancio, a dicembre, della campagna "Riparte il futuro" sui temi della corruzione, Libera ritrova un ulteriore punto di convergenza con il popolo tunisino. "In questo paese la corruzione è arrivata ad un livello allarmante - continua Poscetti - La possibilità di condividere quelle che sono le nostre pratiche di reazione e di lotta ha permesso di aprire anche qui il confronto su una pratica ormai diffusa e accettata. Criminalità, assenza di diritti e precarietà sono ormai delle costanti nella vita di molti. La presenza di una rete internazionale che periodicamente si incontra e riapre il confronto è una sicurezza per tutti quei movimenti che, come noi, ogni giorno lottano per la dignità e i diritti dei più deboli".

Giulia Maccaferri


Ascolta l'intervista a Giulia Poscetti

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