Radio Città Fujiko

Il teatro parla basso, attore non abbaiare!

"L'arte del teatro" del regista e drammaturgo francese Pascal Rambert, in scena al Teatro delle Moline -Arena del Sole, fino al 31 marzo.


di Simona Sagone
Categorie: Teatro
L'arte del teatro

Emilia Romagna Teatro Fondazione ospita al teatro delle Moline di Bologna lo spettacolo di Pascal Rambert L'art du théâtre tradotto e interpretato dall'attore italiano Paolo Musio per la regia dello stesso autore.

Un monologo ironico, lieve, breve, eppure denso di significati e riflessioni sull'arte del teatro. 

In scena un vecchio attore, forse seduto nel suo camerino, pronto per andare al trucco prima di uno spettacolo, parla col suo cane raccontandogli le sue paure, i suoi metodi di lavoro, i suoi pensieri che girano attorno al proprio mestiere. 

Il cane, nello specifico una elegante levriera, ascolta e sonnecchia sulla sua cuccia, prensenza attiva e muta sulla scena, portatrice di una sapienza istintiva e innocente che spesso manca agli attori mestieranti, loro sì attori cani nel recitare, perché incapaci di svuotarsi dalle proprie presunzioni e di stare semplicemente in scena completamente  presenti a se stessi.

Musio interpreta il vero attore, quello consapevole, che ha già superato la fase del voler apparire, del farsi notare, del voler incantare le folle e soprattutto le ragazze, con la propria aura magica. È  l'attore sincero, senza fronzoli, che non ha nulla da nascondere né agli spettatori paganti, né ai passanti che lo intravedono dalla porta del teatro lasciata volutamente aperta. 

L'arte del teatro, secondo Rambert, è tutta nella capacità di saper lavorare nel silenzio pesando le parole sulla bilancia del respiro. Ogni attore che sia davvero tale e non un vanesio, deve essere conscio della centralità  del respiro e dello stare nel  momento presente come tutte le pratiche orientali insegnano. 

L'attore di Musio/Rambert è un attore  che non ha alcuna reverenza di fronte alle accademie, bensì ha coraggio di aprire nuove strade, cosa che gli spettatori di precedenti  lavori del regista hanno ben potuto constatare (vedi ad esempio Repétition prodotto nel 2016 da ERT).

Il monologo diverte e commuove, rende perfettamente il dolore che alberga nel cuore dell'attore per il quale recitare è l'unico modo per respingere il senso di abbandono, per continuare ad essere se stesso, da lì la preghiera al teatro perché non lo lasci, perché lo tenga con sé ancora un giorno e poi ancora, aggiungendo tempo alla sua vita di artista, ma anche, al contempo, alla vita di ciascuno spettatore.

Il teatro è  in fondo, nella visione di Rambert, una rivendita di tempo e bellezza. Come dargli torto, come smentire una sola delle frasi pronunciate dal vecchio attore in scena così ben rivissute da Paolo Musio. Chi fa della propria vita il teatro lo sa d'istinto, quello stesso istinto che consente alla cagnetta in scena di riconoscere l'autentico sentimento del proprio pardone verso di lei. 

L'arte del teatro è uno spettacolo a luci accese, senza effetti speciali, senza costumi mozzafiato, senza fronzoli. Uno spettacolo forse non adatto a tutti, ma capace di smuovere chi conosce i meccanismi del teatro, chi lo ha toccato almeno una volta, chi per passione lo frequenta da sempre, chi non ha paura di scoprire il suo scheletro, tolti gli orpelli, sul tavolo anatomico. 

In scena finonal 31 marzo. Durata 1 ora. Biglietti reperibili all'Arena del Sole anche con prenotazione telefonica ritirabili la sera dello spettacolo alle Moline. Informazioni www.arenadelsole.it

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