Radio Città Fujiko

Kiss & Cry quando il cinema si fa in teatro

Kiss & Cry questa sera ore 21:30 ultima replica del capolavoro ideato da Michéle Anne de Mey e Jaco Van Dormael


di Simona Sagone
Categorie: Teatro
Kiss & Cry
Spettacolo Kiss & Cry per Vie Festival

Ignara di cosa sarebbe successo allo spegnersi delle luci in sala, ho assistito ieri sera alla prima bolognese di Kiss & Cry una straordinaria produzione che mescola danza, cinema d' animazione, performance, inventando un nuovo modo di fare teatro.

Kiss & Cry è una produzione decisamente ad alto budget curata dal Charleroi Danses, manège.mons Centre Dramatique  in coproduzione con Les Théâtre de la Ville de Luxembourg  con il supporto di Fédération Wallonie-Bruxelles  e molte collaborazioni tra cui anche la Fondazione Teatro Comunale di Bologna. 

Charleroi Danses presenta lo spettacolo, andato in scena per la prima volta nel 2011 a Mons, come "un oggetto scenico non definito" capace di creare un impatto empatico unico.

Kiss & Cry racconta, oniricamente, la memoria che noi conserviamo di tutte le persone che abbiamo incontrato, sfiorato per un momento o amato lungamente e che poi sono sparite dalla nostra vita come in una voragine apertasi nelle sabbie del tempo.

Ciò che sbalordisce della performance è che in un ora e mezza viene realizzato davanti ai nostri occhi un film, che è anche uno spettacolo dal vivo, fatto di danzatori che eseguono reali coreografie con tutto il loro corpo scenico, del quale le cineprese, in scena, riprendono solo il movimento delle mani proiettato sul grande schermo a centro palco.

Le mani danzanti sono quelle di Michèle Anne De Mey e Grégory Grosjean che eseguono una coreografia astratta capace di evocare, a tratti, il linguaggio dei segni e di generare significati profondi con piccolissimi gesti di raro effetto poetico.

Lo spettacolo è fatto di musica, suoni, lampi di luci, effetti cinematografici su set miniaturizzati animati da almeno una decina di operatori, vestiti di nero, che muovono minuscoli oggetti, pupazzetti, trenini sullo sfondo di paesaggi miniaturizzati.

L'amalgama di tutti gli elementi scenici è una voce over sound, la voce del narratore, che ci guida nel mondo della memoria delle mani perdute di quanti sono stati importanti tanto nella vita della protagonista del racconto, quanto della nostra vita di spettatori.

Quando la mano di un performer apre il cassetto di un tavolo dentro il quale si spalanca un paesaggio marino, una spiaggia sulla quale affondano i corpi di decine di micro pupazzi, mano a mano che la  cinepresa stringe sui corpi semi sepoliti, riusciamo a vedere in quegli omini di plastica, i corpi di tutti i nostri fantasmi.

Ogni scena prevede un micro set meravogliosamente addobbato, abitato da mani che si toccano, ballano, nuotano, dormono si cercano o si respingono, mani che raccontano metonimicamente la storia di uomini e donne che si amano e si perdono nel vapore di un qualche treno dal quale sono incautamente scese o che non hanno mai preso.

"Eravamo in tre, poi quattro, poi cinque, poi sei - racconta Michéle Anne de Mey - Giocavamo, ballavamo, filmavamo sui tavoli.. In un attico, svariate piccole parole presero forma.. Bozze di lavoro per uno spettacolo in costante evoluzione.  Come le cinque dita di una mano, quello che ognuno di noi scriveva si univa per diventare una cosa sola: uno spettacolo."

Un unicum nel panorama internazionale, una performance che coinvolge tutti i nostri sensi,  conducendoci, a bordo di un trenino del tutto simile a quelli della nostra infanzia, attraverso le stagioni della nostra vita.

Da non perdere: affrettarsi entro le 21: 30 alle casse dell'Arena del Sole, posti disponibili.

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