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Johnny Mox ed il progetto Stregoni: immigrazione tradotta in musica


di redazione musicale
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ll coraggioso progetto Stregoni coinvolge il musicista Johnny Mox e Above the Tree con il supporto della Provincia di Trento. Si svolgerà nei campi profughi sparsi nel nostro paese con l'intento di integrare culture, ritmi e stili attraverso la musica.

E' la pressante immigrazione che bussa alle porte delle nostre nazioni e dei nostri schemi preconfezionati, ci scuote le spalle, ci costringe a guardarla negli occhi. Chiunque è costretto a confrontarsi con questo fenomeno. In tale scenario si inserisce anche la musica. Lo fa in vari modi, pezzi di cantautorato socio-politico, concerti, collaborazioni. Non si sono tirati indietro gli ideatori di Stregoni, con un approccio singolare.

Johnny Mox , ai nostri microfoni, ci racconta di un progetto fondato sul piacere di mischiare e di essere mischiati, di perdersi nell'amalgama di culture, storie, persone e generi musicali per dar vita a qualcosa di nuovo e sincero. Consta in una serie di concerti in cui si esibiranno gli autori del progetto insieme ad altri ragazzi musicisti accolti nei centri profughi. Collaborazione e creazione che utilizzano il linguaggio musicale nelle sue varie forme: voce, beatbox, cori, gospel, punk e hip hop.
Già da tempo Johnny e Marco volevano fare qualcosa insieme. Questo bisogno (unito alla la necessità di capire) ha nutrito un progetto che "avesse un inizio e una fine ben collocata nel tempo. Non volevamo il classico album di collaborazione insieme e il successivo tour. Non volevamo avere un controllo completo". Un processo in itinere in cui, attraverso la creazione e l'evoluzione spontanea dei processi musicali, si giunge ad una comprensione maggiore dell'emigrazione e, perchè no, dell'umanità e della storia. "Stiamo cercando di scoprire cosa succede nelle nostre città. Ci è sembrato interessante parlare attraverso la musica delle storie che transitano nel nostro paese, di cui molto spesso sappiamo poco. Vogliamo fare una sorta di laboratorio nei vari centri profughi in cui cercheremo di costruire un suono che sia veramente quello di questi anni. Niente speculazione, non facciamo la recita con i migranti. L'intenzione è di andare più a fondo e non fermarsi alla superficie."

L'idea e il nome risalgono a un concerto che Johnny ha tenuto con la sua band in un centro profughi, in primavera. Erano molte le attività interattive preparate per l'occasione, ma furono surclassate da un semplice tamburellare di Johnny sulla sedia a cui si aggiunsero pian piano sempre più persone, creando un vero e proprio pezzo improvvisato. "Ci hanno dato degli stregoni per quello che è venuto fuori. Vorremmo dare vita a un laboratorio di stregoneria, fare veramente le magie sul palco, lasciare aperta il più possibile la possibilità entrare nei pezzi in maniera fluida e libera senza poi scadere nella jam session più becera. Confini morbidi in cui far suonare questi ragazzi."

Il piano è quindi questo: incontrare un pubblico più limitato nei centri, selezionare ragazzi e portarli in tour. Salvo il fatto che il vero piano è non avere un piano. Sapere il punto di inizio e non quello di arrivo. Selezionare musicisti prestando attenzione alla "componente umana, per mischiarci e incasinarci la vita con più gente possibile". Proprio per questo anche il tour sarà affiancato, nelle singole tappe, da incontri più piccoli e sperimentali nei centri profughi locali. L'orientamento musicale è prevalentemente elettronico, sembra il sound capace di sposare meglio e legare le diverse influenze. "Mettere le mani nella pasta, mischiare e vedere cosa esce".

Per mettere le mani nella pasta, mischiare e mischiarsi, perdersi, fidarsi e affidarsi, c'è bisogno di coraggio e umiltà. La stessa umiltà che si evince dalle parole di Johnny: "siamo sempre stati abituati a fare le cose dal basso, arrangiandoci per tutto, sembrava la cosa più semplice da fare." Non una semplice collaborazione, ma una coesione. La differenza sta nel fatto che far entrare tanti estranei nella propria musica in totale libertà vuol dire eliminarne lo stesso concetto di "proprietà" o di confine. Rompere le frontiere almeno nella musica e creare un'amalgama di suoni (e quindi di esseri). Si tratta di un atto di rinuncia e di ricostruzione di "questa pasta" nella quale è bello affondare le mani. Per rinunciare e perdersi, però, c'è bisogno di affidarsi "all'altro" in questo "viaggio", e quindi di coraggio. Anche questo trapela indirettamente dalle parole di Johnny. "E' bellissimo suonare insieme, ma è ancora più bello suonare senza sapere dove si arriva. Nella musica psichedelica si parla di "viaggi mentali". Noi vorremmo usare anche la psichedelia per parlare di un viaggio che è appena iniziato e non si sa dove andrà".

Sempre con umiltà ci parla delle sue aspettative: "l'obiettivo massimo sarebbe portare il progetto anche all'estero, con la consapevolezza di essere ancora all'inizio di un percorso non moralistico, ma conoscitivo e creativo".

Alice De Gregoriis


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