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Oggi il Jobs Act entra in discussione al Senato per l’approvazione definitiva e in diverse città d’Italia le precarie e i precari che hanno dato vita allo Sciopero Sociale si mobilitano. A Bologna l’appuntamento è alle 17 in piazza di Porta Ravegnana. Le proteste proseguiranno anche quando la riforma entrerà in vigore.

Il Jobs Act, la discussa riforma del lavoro imposta dal governo Renzi e dal centrodestra con l’opposizione dei sindacati e anche della minoranza Pd, entra quest’oggi in discussione al Senato per quella che sarà, salvo ulteriori modifiche, l’approvazione definitiva. Già da oggi, dunque, l’esecutivo potrebbe ottenere carta bianca per la delega a modificare il mondo del lavoro in Italia, con le misure già più volte annunciate, come i contratti a tutele crescenti e la riforma degli ammortizzatori sociali.
In diverse città italiane a protestare simbolicamente contro il Jobs Act e la sua approvazione saranno le realtà che hanno dato vita, il 14 novembre scorso, allo Sciopero Sociale. A Bologna l’appuntamento sarà alle 17.00 sotto le Due Torri, in piazza di Porta Ravegnana, dove si daranno appuntamento le lavoratrici e i lavoratori che afferiscono al Laboratorio per lo Sciopero Sociale.

“Ci sembrava necessario dare un segnale nel giorno della discussione e probabile approvazione – spiega ai nostri microfoni Isabella – ma sappiamo bene che questo non è sufficiente e quindi continueremo a protestare anche quando la riforma del lavoro entrerà in vigore e manifesterà i suoi effetti”.
Oltre al dissenso nei confronti del Jobs Act, le strikers e gli strikers continuano a rivendicare un salario minimo, un reddito europeo, lo stop al lavoro gratuito e a non accettare la logica renziana per la quale sarebbero i lavoratori garantiti a togliere diritti a quelli non garantiti. “È solo un modo per dividere i lavoratori – osserva Isabella – se tutti diventano precari quale prospettiva ci potrebbe essere?”.

L’atteggiamento nei confronti dei sindacati confederali, di fronte al Jobs Act, sembra più morbido. Se precarie e precari continuano a sottolineare come il sindacato non si sia occupato negli anni della loro condizione, non sembra questo il momento di fare una guerra fra poveri.
Forse è proprio per questo che il Laboratorio per lo Sciopero Sociale sta discutendo di dare vita ad azioni comunicative in occasione dello sciopero generale del 12 dicembre, mentre per gennaio è in calendario una nuova mobilitazione di quante e quanti non si vedono riconosciuto nemmeno il diritto allo sciopero.