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Jobs Act, la Cgil dichiara guerra a Renzi

Si preparano grandi mobilitazioni dopo la delega in bianco incassata dal governo sul lavoro.


di Francesco Ditaranto
Categorie: Lavoro, Politica
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Dopo la giornata campale di ieri al Senato, l'esecutivo Renzi porta a casa la fiducia sul Jobs Act. Ma i sindacati non ci stanno e lanciano una mobilitazione generale che si annuncia come una delle più grandi degli ultimi anni. Per Maurizio Lunghi, segretario Cgil di Bologna, il governo fa spot pubblicitari senza avere la minima politica industriale.

In genere davanti alle riforme epocali, come Renzi vorrebbe che fosse quella del lavoro, ci si trova nelle condizioni di doverne minuziosamente spiegare tutti gli aspetti, avendo bene in testa lo spirito generale della riforma. Quello che è successo ieri, con la fiducia del Senato al maxiemendamento alla legge delega sul lavoro, invece, lascia un senso di spaesamento. 

Scorrendone il testo si evidenziano intenzioni, modus operandi, e libertà che l'esecutivo si prenderà al momento della stesura dei decreti attuativi, ma ci sono molti punti indefiniti. Basti pensare all'art.18, al centro delle polemiche politiche di questi giorni, che non viene citato direttamente e che il governo, si riserva di abrogare, utilizzando un sottile giro di parole. Stesso discorso per le tutele crescenti, delle quali davvero poco si sa sino a ora. La fiducia di ieri, inutile girarci intorno, dà al governo carta bianca per cambiare il lavoro in Italia. Come, ancora in pochi lo sanno.

"Quella di ieri è una delega in bianco al Governo. L'obiettivo vero, ascoltando attentamente le parole del ministro Poletti -spiega ai nostri microfoni Maurizio Lunghi, segretario della Cgil di Bologna- è togliere tutti i diritti contenuti nello Statuto dei Lavoratori. Sull'art.18 il problema dell'indennizzo non esiste -sottolinea amaramente il sindacalista- perchè di fatto è stato introdotto 2 anni fa con la riforma Fornero. L'indennizzo c'è già nella pratica, basti pensare che negli ultimi 18 mesi, a Bologna, sono state licenziate 1600 persone con l'indennizzo."

"Il punto vero -continua Lunghi- sono gli altri articoli dello Statuto che vengono toccati. Mi riferisco al controllo a distanza dei lavoratori, al demansionamento, alla democrazia sul posto di lavoro. Anche la parte sulle tutele crescenti è estremamente nebulosa e c'è il rischio di lasciare mano libera ai datori di lavoro sui licenziamenti."

"In definitiva, l'approccio del governo al tema del lavoro è quello di uno spot pubblicitario ad un prodotto: non si sa cosa ci sia dietro.- e rilancia- per questo saremo in Piazza Maggiore il 16 ottobre per uno sciopero del settore privato di 8 ore, in attesa del grande Sciopero Generale di sabato 25 ottobre." Inoltre Lunghi non esclude la possibilità di arrivare a gesti eclatanti, come l'occupazione delle fabbriche promossa dalla Fiom per il settore dei metalmeccanici.

A rincarare la dose è Vincenzo Colla, segretario regionale della Cgil, secondo il quale lo stravolgimento che il Governo intende attuare sullo Statuto dei Lavoratori comporterà di fatto una modifica alla Costituzione e all'articolo 1 in particolare: "Al centro non c'è più una Repubblica fondata sul lavoro, ma sull'impresa, e la sovranità appartiene all'imprenditore, che può decidere come e quando licenziare un lavoratore. Un arretramento senza precedenti nella vita democratica di questo Paese".

Colla non risparmia aspre critiche al ministro del lavoro, Giuliano Poletti: "Fa impressione vedere un ex comunista, un ex cooperatore, un ex presidente della Lega delle cooperative di questa regione, essere relatore della legge sul licenziamento libero. Veramente un cambio di verso epocale". "Tutti stanno applaudendo in Europa, tutti quelli di destra - sottolinea il sindacalista - Non è mai successo di avere recessione e deflazione insieme, se questi due ingredienti vanno avanti si avrà una deindustrializzazione di questo paese e licenziamenti di massa nel 2015. C'è bisogno di un patto per cambiare le politiche economiche dell'Europa, non di essere genuflessi alla destra europea di Merkel, Barroso, Van Rompuy", conclude Colla.


Ascolta l'intervista a Maurizio Lunghi

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