Radio Città Fujiko

Italpizza: la lotta dura ha pagato

Dopo settimane di sciopero  tra cariche della polizia, lacrimogeni e ricatti, lavoratrici e lavoratori hanno vinto


di Anna Uras
Categorie: Lavoro
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Le lavoratrici e i lavoratori di Italpizza, in sciopero da settimane, hanno vinto la loro battaglia. Le lavoratrici sospese e trasferite in seguito all'iscrizione a Si Cobas riprenderanno a lavorare dal 20 gennaio, e saranno pagate fino ad allora. E nel frattempo si rivedono i contratti insieme ai sindacati. Le parole di Wafa, una delle lavoratrici impegnate nella battaglia per i propri diritti

Ad iniziare lo sciopero sono state alcune lavoratrici, che dopo essersi iscritte a Si Cobas erano state lasciate a casa ed avevano ricevuto lettere di trasferimento presso altre sedi dell'azienda. L'episodio, da quanto è emerso in queste settimane, sembra coincidere con una prassi ricattatoria messa in campo quotidianamente dall'azienda. "Da quando loro hanno saputo che eravamo iscritte sotto il sindacato -racconta Wafa, una delle lavoratrici in sciopero - ci hanno lasciato a casa, dopo una settimana ci hanno mandato una lettera di transferimento. Noi siamo arrivate qui davanti a Italpizza a scioperare, è stato molto duro, abbiamo preso dei gas e delle bastonate. Ma alla fine abbiamo avuto quello che dovevamo avere".

Infatti, oggi si è tenuto il tavolo richiesto dalla Prefettura con due delle cooperative e l'azienda, insieme alle lavoratrici sospese che hanno dato inizio allo sciopero, tra cui Wafa. "il tavolo di oggi è durato quasi 6 ore, e alle fine siamo riuscite, c'è il risultato che siamo uscite festeggiare. Entro il 20 gennaio torniamo a lavorare, e fino ad allora siamo pagate, sia la gente che è stata sospesa, sia la gente che è stata trasferita, sia la gente che è stata licenziata. Poi dopo loro fanno un'altra trattativa con il nostro sindacato per vedere i punti del contratto, qual'è il contratto che devono applicare e tutto il resto. noi siamo state due settimane qui davanti all'italpizza per scioperare non per niente. Noi abbiamo chiesto i nostri diritti, dobbiamo lottare sempre per questo, e adesso questo è un buon risultato che abbiamo avuto".

Il tema dei contratti è importante perché, oltre alle denunciate pratiche di mobbing e di negazione dei diritti, è emerso anche un sistematico sottoinquadramento dei dipendenti, ai quali  viene applicato il contratto nazionale delle imprese di pulizia e multiservizi, un contratto del tutto inadeguato rispetto all'attivita' svolta dal personale in produzione, che invece impasta, stende, cuoce e farcisce le pizze surgelate. Inoltre, come hanno denunciato i sindacati già da settembre dello scorso anno, 'Il sistema degli appalti, gia' pervasivo nel distretto delle carni tocca il suo apice proprio nello stabilimento Italpizza di San Donnino, dove sono rimasti solo 80 dipendenti diretti dell'azienda, mentre tutti gli oltre 500 operai addetti alla lavorazione sono soci-lavoratori di due principali cooperative in appalto'.

Le lavoratrici e i lavoratori in sciopero hanno ricevuto molte dichiarazioni di sostegno, sia in Italia sia all'estero, e hanno visto crescere le proprie fila con il passare dei giorni, anche a seguito delle ripetute cariche della polizia, l'ultima nella giornata di ieri. "Da parte della polizia c'erano lacrimogeni e anche bastonate -racconta Wafa - ieri un nostro collega è andato in pronto soccorso perché ha preso delle bastonate, lo hanno visto tutti".

ASCOLTA LE PAROLE DI WAFA:

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