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Italia, vietato parlare della tragedia palestinese

L'università Roma Tre ha annullato l'incontro sulla questione palestinese


di redazione
Categorie: Politica
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L'incontro "Europa e Medio Oriente oltre gli identitarismi" ha cambiato sede. Era previsto all'Università Roma Tre, ma successivamente l'ateneo non ha confermato la sua adesione, forse per la presenza scomoda dello storico Ilan Pappé. "E' una questione di una gravità senza precedenti - commenta Moni Ovadia- Solo uno Stato che sta perdendo il senso della democrazia può accettare."

Era previsto per oggi l'incontro "Europa e Medio Oriente oltre gli identitarismi" all'università di Roma Tre a cui avrebbero preso parte la professoressa palestinese Salih, l'ex presidente del parlamento europeo Luisa Morgantini, Moni Ovadia e lo storico israeliano Ilan Pappé.
In un secondo momento l'ateneo ha ritirato la sua adesione. La conferenza ci sarà comunque, spostata al Centro Congressi Frentani di Roma.
 
La presenza dello storico Pappé è certamente scomoda per alcuni. Il professore, appartenente alla corrente dei "Nuovi storici" isrealiani, "è noto per le sue critiche durissime al governo israeliano e alla retorica di tutta la vulgata dal punto di vista sionista", autore tra l'altro di un libro sull'operazione Piombo Fuso, insieme a Chomsky, e sostenitore del movimento Bds, che intende boicottare tutti i prodotti israeliani."

"Si presume che l'università abbia ricevuto pressioni dalla comunità ebraica romana e forse dall'ambasciata d'Israele, anche se non ci sono prove", dichiara Ovadia

Sembra delinearsi una situazione per cui si evita di affrontare la questione palestinese da parte di alcune istituzioni. Come se non si riconosca l'esistenza del popolo palestinese o comunque "qualsiasi tipo di critica sulle politica d'Isreale non solo viene contrastata - afferma Moni Ovadia - ma si evita che se ne parli", perseguendo una politica che ha caratterizzato la storia palestinese sin dalla sua nascita.

Non è la prima volta che un evento che mette in evidenza l'altro lato della medaglia, il punto di vista palestinese, sia rinviato. La filosofa Judith Butler, ebrea, ha dovuto interrompere un ciclo di conferenze che verteva su queste e altre questioni per "gli attacchi spaventosi e aggressivi che le venivano fatti nel corso di queste conferenze".
Di pochi mesi fa è, inoltre, la polemica sulla mostra della fotografa Rosa Schiano che documentava la vita nella striscia di Gaza. Allora fu un post che fece scoppiare l'indignazione da parte della comunità ebraica.

"Questo è il clima.- aggiunge Ovadia- Un clima intimidatorio, violentissimo, che mira a conculcare l'opinione di chi non la pensa come la vulgata di chi è a favore d'Israele, qualsiasi cosa faccia."

Il punto centrale è quello per cui non si permette un dibattito, non si lascia esprimere un'opinione diversa. "Impedire di parlare significa distruggere la democrazia. Sono i sistemi dittatoriali che fanno così. Si tratta di libertà d'espressione, ci sono i tribunali se si commette un reato d'istigazione alla violenza, no le censure."

La questione diventa ancora più grave quando ciò avviene nei luoghi del sapere, che così facendo non permettono il dibattito e il confronto. Sembra che si stia perdendo il senso della democrazia, ma "é sempre colui che censura la principale vittima di quello che fa."

Alina Dambrosio





Ascolta l'intervista a Moni Ovadia

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