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Povertà, il Parlamento se ne frega

In Italia solo lo 0,8% degli atti parlamentari si occupa di contrasto alla povertà, mentre i poveri sono aumentati del 150%. La denuncia di ActionAid e OpenPolis.


di redazione
Categorie: Politica, Società
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In occasione della Giornata Mondiale per la Giustizia Sociale, ActionAid e OpenPolis hanno diffuso il dossier “Lotta alla povertà: cosa ha fatto la politica italiana?”. Il documento dimostra come in Italia solo lo 0,8% degli atti parlamentari "È dedicato alla questione della povertà e dell'esclusione".

300 su 35mila complessivi. È il numero di atti parlamentari che hanno a tema il contrasto alla povertà e all'esclusione soiciale in Italia. Sono i dati diffusi dal dossier realizzato da ActionAid in collaborazione con OpenPolis e diffuso in occasione della Giornata Mondiale per la Giustizia Sociale.

Tra Camera e Senato solo lo 0,8% degli atti presentati si occupa di contrasto alla povertà a fronte di processi di impoverimento che hanno coinvolto il 150% in più di persone tra il 2008 e il 2015.

Gli italiani poveri sono passati, in sette anni, "Da 2,4 a 6 milioni". Un dato reso più preoccupante dal decurtamento delle risorse del Fondo Politiche Sociali, "Diminuite dell'80% dal 2008 al 2015", rivela il Segretario Generale di ActionAid Italia Marco De Ponte.

Un contesto di impoverimento diffuso in cui la frattura tra nord e sud non solo non si assottiglia, ma pare addirittura aumentare. I dati presentati dal dossier denunciano come nonostante "Il governo ha varato un Piano straordinario per avvicinare il Mezzogiorno ai target europei con uno stanziamento di 400 milioni, persistono situazioni drammatiche come quella di Reggio Calabria, al momento totalmente sprovvista di asili nido pubblici".

E intanto le misure disposte da esecutivo e parlamento non sono riuscite a essere incisive nella lotta alla povertà. Nell'analisi di ActionAid e OpenPolis appare chiara l'inefficacia dell'introduzione del bonus bebè e della social card. "In Italia - spiega De Ponte - I poveri sono sei milioni, ma la social card beneficia 6500 nuclei familiari, cioè 27mila persone".

A pesare è soprattutto la mancanza di una strategia a lungo termine: "Una misura come il reddito di inclusione sociale costa sette miliardi. Lo Stato costa 500 miliardi al centro e 800 miliardi con le amministrazioni locali", continua De Ponte, riferendosi alla necessità di un reddito minimo di cittadinanza. La sua introduzione è stata invocata "Dal 75% dei deputati e dal 57% dei senatori" nell'ultima campagna elettorale, ma l'Italia resta l'unico Paese dell'Ue, insieme alla Grecia, a non averla approvata.

Ancora una volta a essere segnalati come i soggetti più colpiti sono in particolare i migranti, "Di prima ma anche di seconda generazione, che sono una parte produttiva importante, ma che in mancanza di politiche sociali fanno fatica ad integrarsi".

Alessandro Albana


Ascolta l'intervista a Marco De Ponte

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