La Corte dei Conti invia ai sette capigruppo regionali un atto di citazione a giudizio per le interviste a pagamento. È il nuovo macigno che si abbatte su viale Aldo Moro mentre è in corso l’inchiesta sulle “spese pazze”.

Non c’è pace per la Regione Emilia Romagna. Mentre impazzano ancora le polemiche sull’indagine per le “spese pazze” dei consiglieri regionali, con il Partito Democratico che ieri ha approvato un documento critico verso chi si è reso responsabile di spese non consone, un nuovo macigno si è abbattuto su viale Aldo Moro.
La Corte dei Conti ha infatti inviato un atto di citazione a giudizio ai sette capigruppo in merito all’inchiesta sulle interviste a pagamento.
L’ipotesi di reato è quella di danno erariale e a risponderne saranno Marco Monari (Pd), Gianguido Naldi (Sel), Roberto Sconciaforni (FedSin), Silvia Noè (Udc), Giuseppe Villani (Pdl), Mauro Manfredini (Lega) e Andrea Defranceschi (M5S).

L’inchiesta, aperta ormai qualche tempo fa, riguarda le interviste televisive a pagamento, per le quali i consiglieri avrebbero utilizzato fondi della Regione. 100mila gli euro complessivi che la Corte dei Conti chiede di risarcire, spesi tra il 2010 e il 2012.
L’attività svolta – si legge nell’atto di citazione – consente di delineare in maniera sufficientemente chiara e provata la sussistenza di un danno erariale consistente nell’avere alcuni gruppi consigliari utilizzato parte delle somme di denaro, ricevute dall’assemblea a titolo di contributo per l’attività istituzionale, per pagare il corrispettivo di prestazioni di servizi che non possono però avere natura onerosa”.

Nell’ambito della stessa inchiesta, l’Ordine dei Giornalisti aveva già dato vita ad azioni disciplinari contro chi aveva realizzato le interviste. In particolare furono tre i giornalisti sospesi e due quelli censurati. La sospensione riguardava Dario Pattacini, Luigi Ferretti, cronista ed editore di 7 gold. Sospeso per due mesi anche il direttore responsabile di ÈTv Giovanni Mazzoni, mentre Fausto Sergio Fagnoni (Teleromagna) e Francesco Spada (ÈTv) se la sono cavata con una censura.