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Ingerenza continua: la Chiesa in Parlamento e nelle scuole

Il tema della laicità dello Stato e della scuola alla luce degli ultimi fatti.


di Andrea Perolino
Categorie: Politica, Società
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Dall'intervento del cardinal Bagnasco, sceso in campo per chiedere il voto segreto sulle unioni civili, alla discussione sulle benedizioni nelle scuole di Bologna, fino alla polemica sorta attorno alle croci cristiane all'ingresso di un cimitero: la laicità calpestata, o diversamente intesa.

«Il Vaticano, nei confronti della Repubblica Italiana, non sta certo con le mani in mano. Le usa entrambe: una mano aperta a palma larga per chiedere quattrini, l’altra mano svolazzante per suonar ceffoni in faccia alla politica»: nell'incipit del suo libro Chiesa padrona (Garzanti, 2009), il giurista Michele Ainis tratteggiava perfettamente le difficoltà che un principio costituzionale come quello della laicità dello Stato incontra, fin da sempre, per imporsi nella società e nella politica italiana. Il condizionamento dei vescovi italiani nei confronti della classe dirigente è continuo, e d'altro canto trova spesso una sponda in una parte degli stessi parlamentari, il tutto nonostante quel Concordato così favorevole alla Chiesa cattolica.

Non sorprende più di tanto, in fondo, l'ennesima ingerenza dei vescovi nel dibattito politico attorno al ddl Cirinnà sulle unioni civili: all'interno del Senato, infatti, è bipartisan il fronte politico che richiamandosi a presunti principi cristiani tenta in tutti i modi di affossare i diritti civili (con toni e argomentazioni che di cristiano e misericordioso hanno ben poco). Ciò che desta stupore, nell'ultima presa di posizione del cardinal Bagnasco, è invece il fatto che entri a gamba tesa sul metodo, e non più soltanto nel merito del dibattito parlamentare. La pretesa del voto segreto sulle unioni civili è un tipo di ingerenza "tecnica" che lascia increduli proprio perché riferita al regolamento parlamentare. Un intervento troppo invadente anche per il premier Renzi, che ha messo in chiaro che il voto segreto "lo decide il Parlamento, e non la Cei".

Secondo Roberto Grendene, coordinatore del circolo Uaar di Bologna, la mossa del presidente dei vescovi Bagnasco non deve sorprendere più di tanto: "lo fa da sempre, siamo abituati alle ingerenze - commenta Grendene - C'è da notare che l'unico obbligo che impone il concordato alla Chiesa è quello di rispettare l'indipendenza e la sovranità della Repubblica italiana: queste sono palesi violazioni di quel patto". La soluzione auspicata da Grendene sarebbe pertanto quella di "abolire finalmente quel concordato". L'attivista Uaar ribalta poi la prospettiva da cui interpretare il condizionamento politico e sociale dei vescovi italiani: "le colpe maggiori sono dei parlamentari - sostiene Grendene - l'influenza della Chiesa c'è ed è evidente, ma i parlamentari potrebbero benissimo non tenerne conto, invece si prostrano a quei diktat che arrivano dal Vaticano. La nostra classe politica presta troppa attenzione ai desideri della Chiesa". E questo a fronte di una società che "lentamente si sta secolarizzando, la cittadinanza è molto più laica dei nostri rappresentanti istituzionali. Speriamo che questi ultimi se ne rendano conto".

Ma la Chiesa non imperversa soltanto in Parlamento. Anche nelle scuole, da sempre, tenta di imporre la sua visione integralista dell'educazione. Ne sanno qualcosa gli insegnanti e i genitori dell'Istituto Comprensivo 20 di Bologna che, un anno fa, fecero ricorso al Tar contro la decisione del consiglio scolastico che aveva autorizzato le benedizioni pasquali a scuola, seppur in orario extrascolastico. Nei giorni scorsi, come sappiamo, il Tribunale amministrativo dell'Emilia Romagna ha accolto quel ricorso (sostenuto tra gli altri dall'Uaar e dal Comitato Bolognese Scuola e Costituzione) annullando la delibera e scatenando l'ira della Curia di Bologna. "Abbiamo accolto positivamente questa sentenza - afferma Grendene - anche perché avevamo sostenuto economicamente e idealmente il ricorso. Non è stata proibita, come qualcuno paventa, la religione a scuola: il Tar ha detto che un conto è introdurre la religione come oggetto di studio e analisi critica, un altro è imporre o riservare locali della scuola per atti di culto, che sono fuori luogo - sottolinea Grendene - Le preghiere si possono fare benissimo nelle Chiese, per strada, nel proprio intimo. Non si capisce perché debbano interferire con la scuola, un'istituzione della repubblica".

Non la pensa allo stesso modo la Curia, secondo cui "escludere la dimensione religiosa dalla scuola e pensare di ridurla ad una sfera meramente individuale non contribuisce alla affermazione di una laicità correttamente intesa". Anche l'arcivescovo Matte Zuppi, al Corriere della Sera, aveva espresso lo stesso concetto: "Non credo che questa sia laicità, così come non è laico vietare la croce al cimitero". Secondo il coordinatore dell'Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti, "la religione, ma anche l'ateismo e l'agnosticismo, devono esserre materie di studio, ben venga il confronto per discutere delle diverse posizioni e concezioni del mondo. La laicità presuppone il rispetto delle posizioni altrui, dunque non è corretto pretendere di avere uno spazio riservato per atti di culto nelle scuole", sostiene Grendene.

Le parole di Zuppi riportate sopra fanno riferimento alla decisione del Comune di Casalecchio di Reno di non collocare nuove croci all'ingresso del Cimitero comunale. Una scelta che ha scatenato una forte polemica, cavalcata strumentalmente dalle forze di destra (Forza Italia-An) e estrema destra (Forza Nuova). Roberto Grendene, che a Casalecchio è consigliere comunale, chirisce così la questione: "non è stata tolta nessuna croce. Le croci ci sono al vecchio ingresso del cimitero comunale e all'interno della cappella. È stata fatta una richiesta per aggiungere nuove croci al nuovo ingresso, sottoposta al consiglio comunale, che ha deciso che è preferibile che come cimitero comunale sia accogliente verso tutti i cittadini". Una decisione, dunque, che ha preferito rifarsi al principio della laicità, ma che non è piaciuta a tutti: "Sono venuti da Predappio quelli di Forza Nuova per apporre croci durante la notte, il che dimostra come l'uso della croce in questo ambito sia stato politico. Una piccola grande prepotenza tentata", conclude Grendene.


Ascolta l'intervista a Roberto Grendene

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