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Incuriati da Salvini

Il leader della Lega "usa" gli operai Faac in chiave anti-immigrazione.


di redazione
Categorie: Politica
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Matteo Salvini e Lucia Borgonzoni

Passerella del leader leghista, questo pomeriggio a Bologna. Salvini si è unito ai lavoratori Faac, in presidio sotto la Curia, proprietaria dell'azienda, per attaccare la Chiesa, accusandola di non pensare ai lavoratori per accogliere i migranti.

Tutti aspettavano Matteo Salvini a Piazzetta Prendiparte, oggi pomeriggio. Prima di lui, però, sono arrivati gli operai, con famiglie a seguito, della Faac di Grossobbio, provincia di Bergamo. Il loro stabilimento in questo momento è chiuso, i macchinari – pare – siano già in Bulgaria, dove la fabbrica presto riaprirà i battenti. Storie di ordinaria delocalizzazione, si direbbe. Qui entra in gioco il segretario della Lega Nord.

Una precisazione è d'obbligo: la Faac è di proprietà della Curia Bolognese sin dal 2012, cioè da quando Michelangelo Manini, il “re” dei cancelli, scrisse così nel suo testamento. Comincia allora la drammatica storia dei 50 operai bergamaschi, al momento in cassa integrazione e in attesa di un ricollocamento che i vertici aziendali  hanno ripetutamente promesso – ha dichiarato il loro “portavoce” Maurizio Faccinato – ma di cui non si intravede l’ombra.

Che c’entra Salvini? Faccinato ha detto che non è in corso nessuna strumentalizzazione da parte leghista; l’unica cosa che conta, per lui e per gli altri operai, è che solo il Carroccio ha risposto ai loro accorati appelli, a lungo rimasti inascoltati. L’impressione, comunque, è che Salvini abbia voluto prendere due piccioni con una fava: da una parte, ha permesso a Lucia Borgonzoni, prossimo candidato sindaco di Bologna, di stare un po’ (poco a dire il vero) sotto i riflettori prima dell’atteso appuntamento con il “Blocca Italia” (l’iniziativa si concluderà proprio a Bologna giorno 8 Novembre), dall’altra non ha perso l’occasione di snocciolare i termini della sua “equazione” preferita, quella sull’immigrazione.

Ma come la Chiesa aiuta i rifugiati, i profughi, i migranti ma con gli operai italiani si comporta come un qualsiasi imprenditore che vuole farsi una terza casa a mare? Ecco, dove prendono i soldi gli alti prelati, bolognesi e non, per sostenere il “sistema accoglienza”. Poi c’è un altro aspetto da considerare, anche se è già più “dietrologico”. Mentre Salvini parlava, guarda che caso, anche il premier Renzi si trovava in Emilia, in visita nelle località colpite dall’alluvione. A questo punto, tuttavia, non si poteva evitare di sottolineare che, insieme al presidente francese Hollande, il primo ministro si sarebbe recato a cena in un ristorante “3 stelle Michelin” di Modena.

Il segretario della Lega, che dal punto di vista della “comunicazione”, non c’è dubbio, ci sa fare (ha indossato la maglietta con scritto “Bologna” mica per niente), ha concluso il suo pomeriggio con una diretta su Canale 5. Mentre stava a contare quanti siriani hanno diritto all’asilo politico e quanti no, Barbara D’Urso lo interrompe con un comunicato dove la Faac ribadisce che, a Bergamo, non è previsto alcun licenziamento, ma una ricollocazione. Il segretario della Lega, allora, non si scompone e risponde: “sì, però non è che è bello stare in cassa integrazione”. Grazie! Quando si dice: tante passerelle per niente!

Guglielmo Sano

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