Radio Città Fujiko»Notizie

In Israele vige l’apartheid, ed è così da sempre

L’intervista a Ronnie Barkan, dissidente israeliano e attivista del BD, sullo stato delle cose in Israele


di Anna Uras
Categorie: Esteri, Giustizia
090403-apartheid-jamjoum.jpg

Ronnie Barkan è un dissidente israeliano e una attivista per i diritti del popolo palestinese, che denuncia da anni lo stato di apartheid che vige in Israele. Ieri è stato ospite ai nostri microfoni, e in una lunga chiacchierata abbiamo parlato della sua storia, del movimento BDS e della sistematica violazione dei diritti umani dei palestinesi. 

Sono un dissidente israeliano. Solitamente mi piace pensare a me stesso come un obiettore di coscienza al servizio militare, un attivista nelle battaglie del popolo palestinese e un attivista del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni  a Israele. Ma c’è anche un altro modo in cui mi presento solitamente, che è dire che sono un ebreo bianco e privilegiato, infatti tutto quello che mi riguarda ha a che fare anche con il privilegio etnico di cui io posso godere”. Si presenta così Ronnie Barkan, che ieri è stato ospite ai nostri microfoni. Barkan è venuto a Bologna, e nei prossimi giorni sarà in giro per l’Italia, per fare quello che fa sempre, ovvero denunciare l’oppressione israeliana nei confronti del popolo palestinese. Ma soprattutto per spiegare perché questa oppressione può e deve essere chiamata Apartheid, non solo in virtù delle leggi recentemente approvate ma fin dalla nascita di Israele.

Sul fatto che la natura di Israele non sia mai stata diversa da come si mostra ora l’attivista israeliano infatti non ha dubbi, per quanto riconosca nell’attuale palesarsi di queste caratteristiche una ragione di ottimismo. Non tanto perché potrebbe portare ad una presa di coscienza da parte degli israeliani d’altronde “quale portatore di privilegi a discapito di altri ha mai deciso di propria iniziativa di rinunciare a questo privilegio? Lo hanno fatto gli schiavisti? Lo hanno fatto i bianchi in Sud Africa?” si chiedeva giustamente Barkan nell’ambito del dibattito che si è tenuto ieri sera a Làbas, quanto per una presa di coscienza che potrebbe avvenire a livello globale. Ma al di là del riconoscimento internazionale della violazione dei diritti fondamentali dei palestinesi, che sarebbe ovviamente l’obiettivo, l’attivista sottolinea appunto come “Israele non è mai stato niente di diverso da uno stato di apartheid, è stata fondata così. Le persone che si oppongono ai crimini israeliani tendono a pensare che potrebbe esserci stato qualcosa di legittimo nel modo in cui Israele è stata creata. Ma in realtà la fondazione stessa dello Stato di Israele è stata fatta alle spese delle persone native di quella terra. Per prima cosa mandando via i nativi e assicurandosi subito dopo che a coloro che erano stati espulsi non sarebbero mai stato permesso di tornare, e che a quelli che erano rimasti nella loro terra, perché ovviamente non tutti erano stati espulsi, si sarebbero visti negare gli stessi diritti che io ho”.

Tuttavia, qualcosa è cambiato negli ultimi mesi. Infatti a luglio 2018 il parlamento israeliano ha approvato la legge dello Stato-Nazione che conferisce formalmente uno status privilegiato agli ebrei, alla loro lingua e ai loro insediamenti, rispetto ai diritti dei nativi palestinesi e delle altre minoranze. In seguito all’approvazione il giornalista israeliano Gideon Levi ha scritto: “Quelli che negano che ci sia un apartheid israeliana – i propagandisti pro-sionisti che affermano che, a differenza del Sud Africa, in Israele non ci sono leggi razziste o una discriminazione istituzionalizzata dal punto di vista legislativo – non saranno più in grado di diffondere i loro argomenti privi di fondamento”. Con questa ed altre leggi discriminatorie e razziste approvate recentemente, Israele si è trasformata in “uno stato di apartheid di diritto, non solo di fatto”.  Sullo stesso tono è anche il commento di Barkan, secondo cui “se leggi i giornali mainstream, se sono un pochino critici di Israele, diranno che Israele ha emesso una legge di apartheid. è vero, ma in realtà quella legge non cambia niente. Qualsiasi cosa che c’è nella legge esisteva già. L’unica differenza è che Israele sta passando dall’essere implicitamente razzista, fascista suprematista eccetera ad esserlo esplicitamente”.

Come si diceva, tuttavia, il carattere esplicito che sta assumendo la sistematica violazione dei diritti umani dei palestinesi da parte di Israele porta con sé la speranza che questo costringa la società internazionale e gli Stati a prendere posizione, a dire esplicitamente che supportano l’apartheid che stanno subendo i palestinesi - uno dei pochi crimini contro l’umanità riconosciuti a livello internazionale - o a condannarla. E il giudizio del dissidente israeliano è simile anche per quanto riguarda il processo che dovrà affrontare il prossimo mese. “Un’altra ragione di ottimismo è quello che sta accadendo adesso a Berlino - racconta infatti Barkan - all’inizio di marzo io e altri due attivisti, un altro dissidente israeliano e un palestinese da Gaza, andremo in tribunale a Berlino semplicemente perché ci siamo opposti a un discorso di un rappresentante dell’apartheid che stava parlando là. Noi andremo in tribunale e da una parte saremo accusati di qualche accusa penale  prefabbricata, ma dall’altra parte avremo l’occasione di portare Israele in tribunale e spiegare le ragioni per cui dobbiamo opporci a questi crimini. Perché Israele ha commesso crimini contro l’umanità negli ultimi 70 anni”.

ASCOLTA LE PAROLE DI RONNIE BARKAN:

Ascolta Online


realizzato da Channelweb srl  /  progetto grafico Eddy Anselmi  /  P. IVA 00954970372

Questo sito web impiega cookie tecnici e di profilazione, proseguendo nella navigazione si acconsente al loro utilizzo close[ informazioni ]