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Ieri si è svolto un vertice a Milano tra il presidente del Cda del siderurgico Bruno Ferrante e i vertici dell’azienda. A Taranto i lavoratori hanno occupato la sala del consiglio di fabbrica.

In un incontro con i sindacati svoltosi nel pomeriggio di martedì, l’Ilva aveva chiesto 48 ore di tempo per far conoscere le prossime mosse, dopo che il tribunale del Riesame aveva lasciato sotto i sigilli il milione e 700mila tonnellate di coils e lamiere prodotte dal siderurgico sino al 3 dicembre scorso, sequestrati dallo scorso 26 novembre, dando ragione alla Procura e sollevando eccezione di costituzionalità alla Consulta sulla legge 231 del 24 dicembre, la famosa “salva-Ilva”.

Intanto circa 300 lavoratori dell’Ilva, fra operai dell’area a freddo e attivisti del comitato ‘Cittadini e lavoratori liberi e pensanti’ hanno occupato ieri sera la sala del consiglio di fabbrica della sede di Taranto.

Nella sala nel pomeriggio si è svolta un’assemblea insieme al direttore dello stabilimento di Taranto, Adolfo Buffo. Presenti i sindacalisti di Fim, Fiom e Uilm. Al termine dell’assemblea i lavoratori hanno deciso di rimanere nella sala del consiglio, in segno di protesta per la grave situazione di incertezza determinatasi nello stabilimento, dove l’area a freddo è ferma da settimane e giungono voci secondo le quali l’azienda starebbe per far scattare una nuova ondata di cassa integrazione e non sarebbe in grado di corrispondere gli stipendi di febbraio.

Ancora adesso gli operai si trovano nella sala e hanno dato vita ad altre forme di protesta, bloccando dall’interno i varchi in uscita. L’obiettivo: finché non arriveranno garanzie su lavoro, salute e ambiente da parte dello Stato e della dirigenza, dallo stabilimento Ilva di Taranto non si muoverà più niente. Fermi anche gli impianti Acciaieria 1 e 2 e l’Altoforno 5.

Intanto anche l’Unione Sindacale di Base ha proclamato lo sciopero per domani per tutti i lavoratori dello stabilimento tarantino.