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Ilva di Genova, primo risultato per i lavoratori in lotta

Al Senato via libera al decreto per la vendita. Governo sarà presente all'incontro.


di Andrea Perolino
Categorie: Lavoro
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Mentre a Genova è andato in scena il terzo giorno di proteste dei lavoratori dell'Ilva di Cornigliano, il Senato ha approvato il decreto sulla vendita. Gli operai della Fiom ottengono un primo risultato: il Governo sarà presente con un sottosegretario all'incontro del 4 febbraio.

Nel terzo giorno di mobilitazione a Genova per i lavoratori dello stabilimento Ilva di Cornigliano, dal Governo sono arrivate due notizie: la prima è il via libera da parte del Senato al decreto legge per la vendita dell'Ilva, la seconda - attesa dagli operai - è la comunicazione che all'incontro del 4 febbraio al Mise per la verifica sull'accordo di programma per lo stabilimento Ilva di Cornigliano ci sarà un rappresentante del Governo, il sottosegretario allo Sviluppo economico Simona Vicari. "Il nostro obiettivo era ottenere la lettera ufficiale che dichiarasse che all'incontro del 4 ci sarebbe stato il governo - spiega Bruno Manganaro, segretario provinciale della Fiom - È un primo risultato, non una vittoria, ma i lavoratori se lo sono conquistati".

La terza giornata di lotta è iniziata all'alba, alle 5.30, con i lavoratori a dare vita ai blocchi davanti ai cancelli dopo che una parte di loro aveva passato la seconda notte in fabbrica. Successivamente è partito il corteo verso il centro di Genova, sostenuto dai lavoratori di altre industrie metalmeccaniche genovesi. Insieme ai lavoratori dell'Ilva in sciopero si sono trovati a manifestare anche i lavoratori della Fiom di Ansaldo Sts, Piaggio, Selex, Ansaldo energia, Financtieri, delegazioni della Compagnia unica (lavoratori portuali), Filt Cgil, Filctem Cgil e alcuni lavoratori di Amiu (la municipalizzata per i rifiuti) insieme a studenti e semplici cittadini solidali. "La città era con i lavoratori dell'Ilva, anche se la politica rimaneva chiusa nelle sue stanze", sottolinea Manganaro.

Dopo qualche momento di tensione, con le forze dell'ordine schierate in assetto antisommossa, la polizia ha fatto passare il corteo verso la prefettura, dopo che i lavoratori hanno accettato di proseguire senza i mezzi pesanti. "La nostra intelligenza e quella dei funzionari ha fatto sì che la situazione non degenerasse - fa sapere Manganaro - Siamo andati incontro alle forze dell'ordine con le mani alzate e loro hanno capito il nostro gesto".

A guidare il corteo lo striscione "Pacta servanda sunt": mentre a Genova i lavoratori si mobilitavano, a Roma è stato dato l'ok al decreto sulla vendita dell'Ilva, che calpesta il precedente accordo di programma. "Contestiamo quel decreto che non ha garanzie per i lavoratori e gli stabilimenti. Per noi e per Genova mette in discussione l'accordo di programma che dava garanzie su investimenti, produzione, occupazione e il reddito per tutti i lavoratori", afferma il sindacalista.

Resta ora da capire cosa emergerà dall'incontro del 4 febbraio a Roma: "Se quell'accordo vale, chiediamo al Governo di spiegarci come lo rende compatibile con la vendita". Tradotto: "ai privati devi dire che quando arriveranno a Genova c'è un prezzo da pagare - chiarisce Manganaro - e non si può mettere in discussione. I patti si rispettano".


Ascolta l'intervista a Bruno Manganaro

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