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Ilaria Cucchi a Bologna

La sorella di Stefano nella nostra città per proporre la sua candidatura con Rivoluzione Civile


di redazione
Categorie: Politica
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Foto di Luca D'Agostino

La sorella di Stefano Cucchi ha deciso di candidarsi nella lista di Rivoluzione Civile per portare avanti la battaglia per istituire il reato di tortura. «Voglio essere portavoce di chi ha subito la malapolizia».

Sabato mattina presso la Linea, Ilaria Cucchi e Arcangelo Ferri hanno presentato il loro programma in vista delle elezioni del 24 e 25 febbraio. Candidati entrambi alla Camera i punti in comune sono diversi, in particolare su un tema che riguarda la storia politica e personale di Ilaria Cucchi: l'istituzione del reato di tortura.

Lei come Patrizia Moretti, Heidi Giuliani e tanti altri portano avanti da anni una battaglia per il riconoscimento della tortura nel nostro codice penale.

Poche settimane fa un gruppo di associazioni accomunate dalla battaglia per la verità e giustizia aveva firmato una lettera al capo lista di Rivoluzione Civile per chiedere un impegno concreto in questo senso. La Cucchi vuole farsi portavoce di questa parte di società che ha subito le conseguenze drammatiche degli abusi di polizia.

Inoltre pochi giorni fa la Cucchi ha visitato il Cie di Ponte Galeria a Roma insieme a un gruppo di giornalisti che hanno denunciato le difficili condizioni e le continue violazioni dei diritti umani in queste strutture.

«Il mio impegno sarà per gli ultimi della società, per i detenuti e per coloro che sono reclusi nei Cie. Una battaglia che si lega alla mia esperienza personale. Prima della morte di Stefano non sapevo che cosa potesse accadere in un carcere e tanto meno in un Cie. Oggi con la consapevolezza costruita da tre anni di battaglia per mio fratello voglio fare in modo che la politica torni vicina alle esigenze e ai bisogni delle persone», dice ai nostri microfoni.
 
E a chi come l’esponente Pdl la accusa di «sfruttare la tragedia del fratello», Ilaria replica: «Io strumentalizzo il mio dolore e lo faccio perché penso che quello che è successo a mio fratello sia inammissibile. Lo avrei fatto anche se fosse stato necessario per poterlo sottrarre al calvario che ha subito in carcere».

«Giovanardi è stato presente nella nostra vicenda personale fin dal primo minuto, fornendo la sua verità e indicando la direzione del processo - continua la Cucchi -  Mi viene in mente Giuliani, Aldrovandi e addirittura Ustica su cui ha sempre voluto fornire una sua verità, senza considerare le evoluzioni delle vicende. Proprio come ha fatto fin dall'inizio con la vicenda che riguarda mio fratello».


Ascolta l'intervista a Ilaria Cucchi

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