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Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, 20 anni senza colpevoli

Il 20 marzo 1994 i due giornalisti furono uccisi a Mogadiscio


di Francesco Ditaranto
Categorie: Politica, Storia, Giustizia
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A venti anni dall'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, potrebbero essere desecretati i documenti che riguardano la vicenda. Intanto, da 16 anni, un probabile innocente sta scontando il carcere per il duplice assassinio.

Verte tutta intorno all'ultima intervista al sultano di Bosaso, in Somalia, la storia dell'omicidio di Ilaria Alpi e MIran Hrovatin. O almeno così sembra, se si vuole abbandonare la strada di una strana vicenda processuale, che ha portato in carcere, come unico colpevole dell'assassinio dei due giornalisti rai, un cittadino somalo arrivato in Italia per testimoniare nel processo per le torture di cui si erano macchiati i nostri soldati in Somalia, e poi accusato da un testimone.

Nell'intervista c'è un taglio, evidente in un girato che doveva essere in un'unica sequenza, e si trattano argomenti scomodi. Ilaria Alpi faceva domande su una nave sequestrata. Probabilmente aveva scoperto tanto.

"E' ovvio che le navi regalate dalla cooperazione italiana per sviluppare la pesca in Somalia venivano usate per commerciare armi. Era una notizia che non si poteva dare." racconta Maurizio Torrealta, collega di Ilaria Alpi al TG3, che ha intervistato anni dopo a Gibuti, la stessa persona.

"Le armi venivano acquistate nei paesi dell'est. In un momento in cui l'Unione Sovietica era saltata, c'erano guadagni molto alti nel commercio delle armi. E molto alti erano i guadagni di un'attività parallela, che era quella di seppellire i rifiuti tossici che le navi trasportavano insieme alle armi, nella costruzione di una strada. Le macchine per la movimentazione della terra venivano utilizzate per altri lavori, appena finito l'orario di lavoro, presumibilmente per seppellire rifiuti tossici. Lo scandalo -continua Torrealta- era doppio: non solo la vendita delle armi, ma anche il seppellimento di materiale tossico-nocivo sotto la strada."

"Era una notizia che avrebbe infamato l'attività del nostro Ministero degli Esteri. Io credo che questa sia la vera motivazione di questo omicidio.  E' stata un'esecuzione più che un omicidio. Hanno pensato- spiega il giornalista- di bloccare la capacità di questi giornalisti di raccontare quello che avevano scoperto uccidendoli. Questo serva di monito, perchè in realtà hanno creato generazioni di giornalisti che hanno affrontato questo caso e l'hanno portato sempre più avanti, sino a una consapevolezza piena di quello che è successo."

Poche ore fa il Governo italiano ha accettato di promuovere la totale eliminazione del segreto di stato sugli atti depositati sul caso Alpi.

"L'unico condannato a 26 anni per il duplice omicidio è da 16 anni in prigione nonostante qualche anno fa, il solo testimone (contro di lui, ndr), in una telefonata, abbia ammesso di essere stato pagato da un'autorità italiana per rendere la sua testimonianza, mentre in realtà non era presente al momento dell'omicidio e non conosceva il condannato. E' inaccettabile che Ilaria, che è stata uccisa nella ricerca della verità, abbia come conseguenza la condanna di una persona innocente" conclude Torrealta, sostenendo la necessità della revisione del processo.



Ascolta l'intervista a Maurizio Torrealta

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