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Le dichiarazioni di Francia e Germania contro il Ttip sembrano più una strategia negoziale che una reale volontà di abbandonare il trattato. Giovedì 22 settembre un vertice dei ministri del Commercio a Bratislava proprio sul documento. I contrari: “Dobbiamo far sentire la nostra voce e fermare anche il Ceta”.

I detrattori del Trattato sul commercio tra Europa e Stati Uniti (Ttip) avevano esultato quando, in alcune dichiarazioni, i ministri francesi e tedeschi si erano detti scontenti di come stavano andando le trattative, fino a spingersi a pronosticare che il trattato fosse morto.
Il contestato documento, che tra le altre cose toglierebbe sovranità agli Stati in favore delle multinazionali, è ancora nell’agenda europea, al punto che giovedì prossimo, 22 settembre, a Bratislava si terrà un summit dei ministri del Commercio proprio sul tema.
“Le dichiarazioni di Francia e Germania potrebbero essere una strategia per alzare la posta nei confronti degli Stati Uniti”, mette in guardia Luca Basile, portavoce del Comitato Stop Ttip di Bologna.

Le divergenze di vedute tra Stati Uniti ed Europa, in realtà, esistono. Come ad esempio quelle sulla finanza o quelle sull’agricoltura, anche se per quest’ultima la fusione tra Bayer e Monsanto potrebbe riavvicinare le parti.
“Il rischio – osserva Basile – è che sul finire della legislatura di Obama si approvino solo i titoli dei capitoli, demandando i contenuti a commissioni tecniche, quindi fuori dal controllo dei parlamenti”.
Inoltre, a rianimare i negoziati a livello europeo vi sono 11 Stati, tra cui l’Italia, che hanno firmato un documento in favore del Ttip.

A favorire il trattato tra Usa e Ue, infine, c’è anche il Ceta, un analogo trattato col Canada, che è già stato firmato e dovrebbe essere votato dal Parlamento europeo. Il pericolo è che possa costituire un apripista per il Ttip, ed è per questo che gli attivisti vogliono bloccare anche quello.