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Il territorio indagato: da Bolognina Basement a Napoli Monitor

Puntata speciale di Calipso con i ragazzi di Bolognina Basement e Napoli Monitor


di Mariagrazia Salvador
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Territorio, territorio, territorio. Una parola sempre più invocata e sempre più misteriosa, legata al narrare, all’indagine, alla sperimentazione. Si parte dal territorio per imparare a osservarlo e quindi poi a raccontarlo con occhi diversi, con filtri nuovi.

Perché la verità non può essere la realtà. Se la realtà sono centri commerciali e pompe di benzina, la verità deve risiedere nella letteratura.

Capire in modo diverso un “territorio” vuol dire sperimentarlo e viverlo in modo diverso. Una volta visto può essere raccontato in un altro modo, in cui l’oggettività risulta superflua a volte a favore di una soggettività spesso più illuminante.

La ricerca del progetto Bolognina Basement, assieme a quello di Baum e Baumhaus, è partita da queste premesse.

Ascoltare, osservare, ricordare. E raccontare, usando i tanti linguaggi che la cultura e la creatività consentono, per poi tornare sul territorio e agirlo in maniera innovativa, chiudendo il cerchio.

Napoli Monitor è una rivista nata nel 2006 che sperimenta nuove forme di narrazione della sua città, concepita all’inizio come un mensile di cronache, inchieste reportage e disegni, e che nel tempo si è trasformato in una rivista online.

“Per quelli come me che si sono avvicinati in un secondo momento” racconta Andrea Bottalico, redattore “il giornale ha rappresentato un riferimento che ha innestato un discorso culturale ma anche politico; una palestra per chi iniziava ad usare gli strumenti per indagare e descrivere la realtà. Nel tempo la rivista si è evoluta ed è diventata anche una casa editrice”.

L'incontro con Bolognina Basement è stato cercato e voluto, perché con le loro peculiarità le due riviste hanno la stessa anima. Il confronto tra le due fa pensare agli aspetti simili, nuovi linguaggi per raccontare, attenzione alla cultura in tutte le sue forme, la narrazione del territorio come indagine della società tutta, ma anche all'incredibile confronto tra due luoghi pieni di storie e sfaccettature come Bologna e Napoli.

Domani al Centro Montanari di via di Saliceto 3/21 la giornata è dedicata a questo scambio di racconti: verranno presentati i primi due libri usciti per Monitor, "La sfida. Storia del re della sceneggiata" di Riccardo Rosa e "Il fuoco a mare. Ascesa e declino di una città-cantiere del sud Italia" di Andrea Bottalico. In seguito verrà proiettato “Il segreto”, documentario di Cyop&Kaf.

Pa(e)saggi Segreti è “una giornata per riflettere sulle diverse modalità di vedere e raccontare luoghi che si attraversano quotidianamente, ma anche una serata di festa che si concluderà con due concerti gratuiti: dalle ore 21.00 la poliedrica artista bolognese Suz presenterà il suo ultimo album “Lacework”, mentre Dj Lugi & Med’Uza daranno il via a un vero e proprio party alternando le sonorità del funk, del jazz e dell’hip hop” raccontano Anna e Marco di Bolognina Basement.

Vedere con nuovi occhi ciò che ci ci circonda è anche al centro del documentario “Il segreto”, che indaga il rapporto tra la Napoli dei ragazzi di strada e il loro modo di vivere la città, a partire dal rito della ricerca di legna per i falò di Sant’Antonio: un grande gioco che dura una ventina di giorni in cui l’obiettivo è quello di raccogliere, in una competizione tra bande, quanta più legna possibile.

“Il film nasce da lontano” racconta ai nostri microfoni l’autore del soggetto Luca Rossomando “lavoriamo e viviamo da anni i Quartieri Spagnoli, sia con la redazione di Napoli Monitor sia con i disegni di Ciop&Kaf, sparsi per le vie e le saracinesche del quartiere. A partire da questa permanenza in strada si è instaurato un rapporto quasi quotidiano con i bambini.  È stato spontaneo pensare di raccontare questa storia senza troppe mediazioni. È un film d’azione, i ragazzi girano in cerca di legna e non si fermano davanti a nulla”.

I falò di Sant’Antonio sono un espediente per vedere la città attraverso l’esperienza dei bambini.

Per noi questo era anche un modo per riflettere sull’uso della città, non era semplicemente un episodio da raccontare, ma un momento di riflessione sul rapporto tra i bambini e la città. La questione centrale è trovare un equilibrio in questa narrazione, non si tratta di contrapporre la vita dei ragazzi di strada a quella dei loro coetanei che magari passano il tempo davanti alla televisione o hanno percorsi più protetti nella città".


"Sono interrogati soprattuto gli adulti" continua Rossomando "come bisogna porsi nei confronti di questi bambini che sono una minoranza nella città, ma che comunque esprimono dei modi di essere, di vivere la città nei quartieri del centro come della periferia? È anche il rapporto tra le classi che si pone in questione. È come viene costruita e amministrata la città da chi detiene il potere. I ragazzi sono quelli che nella normalità della scuola sono gli ultimi, gli irrequieti, ma che in queste circostanze hanno altri modi di stare, di darsi delle regole, di essere disciplinati, naturalmente in un contesto scelto da loro. C’è una trasmissione dai più grandi ai più piccoli ed avviene in maniera abbastanza naturale, nel senso che i ragazzini sanno che a 12, 13 anni sarà il loro ultimo cippo di Sant’Antonio e poi il testimone verrà preso dai più piccoli. Un rito urbano”.


Riascolta la puntata con i ragazzi di Bolognina Basement e Napoli Monitor

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