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Il ruggito del coniglio

Le ambiguità di Virginio Merola su antirazzismo e antifascismo.


di Alessandro Canella
Categorie: Movimento, Politica
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Le ambiguità e le mancanze del sindaco che usa il pugno di ferro con gli antifascisti e chi occupa case, ma stende il tappeto rosso a chi incita all'odio razziale.

Ebbene sì, il ruggito del coniglio. Non sto parlando di una celebre e divertente trasmissione dei colleghi di Radio2, ma del sindaco di Bologna Virginio Merola. Un primo cittadino che nelle ultime settimane ha dato prova di una forte ambiguità su questioni di principio, ma anche molto concrete, utilizzando ben più di due pesi e due misure nell'affrontare diverse questioni.

Se da un lato Merola non ha esitato nel condurre la (sacrosanta) battaglia per le trascrizioni dei matrimoni gay contratti all'estero, agendo sul filo del diritto, mostrando coraggio ed intransigenza fino a dichiarare che per farlo desistere devono commissariare il Comune e arrivando a mettersi contro tutti, dal ministro Alfano al Prefetto, fino ad esponenti del suo stesso partito, dall'altro, quando si è trattato di intervenire su manifestazioni xenofobe o reazionarie, si è trincerato dietro la burocrazia, i regolamenti e, al contrario, ha mostrato il pugno di ferro contro i movimenti.

Andiamo con ordine. In occasione delle manifestazioni delle Sentinelle in Piedi fiancheggiate da Casapound e di Forza Nuova, realtà che fanno della xenofobia, dell'omofobia e della discriminazione un cavallo di battaglia e un motivo di orgoglio, il Comune ha scelto una soluzione pilatesca, aggrappandosi alla burocrazia.
"Non è il Comune che concede gli spazi", si sono affettati a sottolineare gli assessori della giunta Merola, ricordando che sono Questura e Prefettura che possono schiacciare l'ultimo bottone.
Se stiamo alla forma è vero, ma nella sostanza l'opinione di un sindaco, che per legge è il primo responsabile della salute e della sicurezza dei cittadini, non è così irrilevante.

Volendo restare alla burocrazia, è con la provocazione di Salvini al campo sinti che la giunta Merola getta la maschera. Qui è il Comune che ha potere di decidere, dal momento che si tratta di un'area di sua pertinenza.
Se in un primo momento l'assessore al Welfare Amelia Frascaroli e la presidente del Consiglio comunale Simona Lembi hanno ricordato che nel campo possono entrare solo i consiglieri comunali, dando di fatto uno stop alla propaganda leghista sulla pelle dei sinti, si scopre poi che Salvini potrà scorazzare liberamente in virtù di un'autorizzazione concessa dal Comune stesso alla consigliera Lucia Borgonzoni e al segretario nazionale della Lega Nord, in qualità di europarlamentare.

"C'è un regolamento, è un atto dovuto" saranno le probabili giustificazioni che sentiremo da Palazzo D'Accursio nelle prossime ore.
Allora perché Merola se ne è fregato di leggi e regolamenti sulla questione delle trascrizioni dei matrimoni gay? In Italia non c'è (purtroppo) alcuna legge che riconosca i matrimoni tra persone dello stesso sesso, eppure il sindaco ha giustamente evocato un principio di civiltà, creando una contraddizione ed un conflitto.
Perché Merola si impegna a rimuovere le discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale e non si impegna a rimovere anche quelle su base etnica? Portano meno voti campagne in difesa di minoranze etniche?

Ben diversa, invece, è la posizione assunta dal sindaco in materia di occupazioni abitative. L'ordine è sgomberare quanto di occupato c'è in città, dove l'occupazione, però, è l'ultima risposta all'emergenza abitativa, cui il Comune da solo non riesce a far fronte.
Anche in questo caso il sindaco si nasconde dietro la legge, per quanto i suoi assessori cerchino timidamente di calmierare gli effetti dell'articolo 5 del Piano Casa del governo Renzi.

Agli occhi della città, la condotta di Merola appare alquanto ambigua. Stando ai fatti, c'è l'impressione che il sindaco sia debole coi forti e i razzisti e forte coi deboli.
Possiamo pure dargli il beneficio del dubbio, ma il dubbio si trasformerà presto in certezza se Merola non troverà il coraggio di fare chiarezza e dire (e fare) apertamente come la pensa e da che parte sta.

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