Il disimpegno Usa dalla Siria mette in difficoltà i curdi del Rojava, lasciandoli esposti alle aggressioni della Turchia. Un’autentica pugnalata degli americani a chi ha combattuto Isis sul campo.

Il ritiro statunitense dalla Siria rappresenta un grosso problema per il Rojava. Il disimpegno annunciato da Trump, infatti, mette in difficoltà i curdi, già da tempo stretti dall’assedio della Turchia di Erdogan e i miliziani dell’Isis.
Non è la prima volta che i curdi vengono usati e poi scaricati dagli occidentali e una dimostrazione concreta l’abbiamo avuta poco meno di un anno fa. Nonostante i miliziani curdi di Ypg e Ypj abbiano rappresentato, per lungo tempo, l’unica forza in grado di contrastare sul campo l’Isis, la coalizione a guida statunitense, nel gennaio del 2018, lasciò che la Turchia conducesse l’operazione “Ramoscello d’ulivo“, con la quale assediò e aggredì il Rojava.

Questa stessa situazione si potrebbe ripresentare ora che i marines a stelle e strisce lasceranno la Siria e gli elementi per affermarlo sono abbastanza certi. La Turchia sta infatti “lavorando intensamente” alla preparazione di un’operazione militare contro le milizie curde dell’Ypg nel nord della Siria a Manbij e a est del fiume Eufrate. Lo ha detto il ministro della Difesa di Ankara, Hulusi Akar, facendo visita ai soldati turchi di stanza in Qatar, dopo le minacce del presidente Recep Tayyip Erdogan.

“Il ritiro americano dal nord-est della Siria è prematuro e pericoloso”, hanno ribadito ufficialmente le forze curdo-siriane che in quell’area operano da anni nel quadro della Coalizione anti-Isis a guida Usa. “La guerra all’Isis – si legge in un comunicato diffuso stamani – non è terminata. Lo ‘Stato islamico’ non è stato sconfitto”, affermano i vertici delle Forze democratiche siriane (Sdf), un raggruppamento di milizie curde e arabe, guidate dall’ala locale del Pkk.

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