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Il reato di negazionismo è davvero necessario?

Riflessione sul provvedimento in discussione in Parlamento.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica, Storia
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Serve davvero il reato di negazionismo o rischia di essere l'ennesima legge inapplicata? Ci sono rischi per la libertà di opinione? Quali sono le misure realmente efficace per contrastare i neofascismi?

Il Parlamento sta discutendo l'introduzione del reato di negazionismo.
Il presidente del Senato Piero Grasso avrebbe voluto che l'approvazione fosse simbolicamente arrivata ieri, in corrispondenza dell'anniversario del rastrellamento del ghetto ebraico a Roma e dopo le polemiche e le tensioni seguite alla morte di Erich Priebke. Il M5S, però, si è messo di traverso chiedendo più tempo per discutere il provvedimento.
Che sia adesso o fra qualche settimana, in ogni caso, l'approvazione appare scontata.

Ma c'è davvero bisogno di introdurre questo reato nel nostro ordinamento? C'è davvero bisogno di punire chi nega l'Olocausto, ma soprattutto: una legge del genere avrà qualche efficacia?
Le ragioni per esprimere dubbi sono molteplici.
Anzitutto occorre ricordare che in Italia abbiamo già diverse leggi che, in maniera più o meno diretta, affrontano l'argomento. Abbiamo, ad esempio, la legge Mancino, che condanna azioni e slogan nazifascisti e l'incitamento all'odio e alla discriminazione razziali, etnici o religiosi o la cosiddetta legge Scelba, che vieta la ricostituzione del partito fascista. Leggi che, come sappiamo, trovano un'applicazione scarsa o nulla.
Ha senso, quindi, promulgare una nuova leggina che rischia fortemente di restare disattesa e inapplicata?

In secondo luogo il reato di negazionismo attiene alla sfera dell'opinione ed è una questione molto delicata. Per quanto odioso ed esecrabile sia negare lo sterminio di ebrei, dissidenti politici, omosessuali ed altre minoranze, e per quanto odioso sia anche il revisionismo storico in generale, punire la manifestazione - sebbene abberrante - di un pensiero è molto pericoloso. L'introduzione di un reato del genere potrebbe rappresentare un precedente per la repressione dei pensieri difformi.
Qual è il limite, qual è il confine? Oggi puniamo un pensiero odioso come il negazionismo, ma domani? Chi ci garantisce che una maggioranza diversa (o anche questa, in effetti) non decida di vietare il dissenso su un altro argomento?
Un rischio non troppo lontano, vista la stretta autoritaria che, nell'epoca della crisi, le democrazie occidentali stanno inseguendo.

Il punto è proprio questo. Una legge che introduce il reato di negazionismo costituisce un paravento per la coscienza di una classe politica in deficit di autorevolezza.
I campi in cui intervenire per constrastare il negazionismo e, ancor più, ogni forma di neofascismo, sono quelli politico e culturale. La poca credibilità della politica oggi e il pervicace allineamento all'austerity e alla troika, però, fanno sì che le formazioni di estrema destra si rafforzino in tutta Europa.
In un contesto del genere, il reato di negazionismo risulterebbe persino un inutile pannicello caldo.

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