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Il piacere della politica: sex toys autocostruiti

Il caso della consigliera regionale che si è fatta rimborsare la spesa per un vibratore.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica, Società
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Nell'inchiesta sulle spese pazze a viale Aldo Moro emerge che una consigliera regionale si è fatta rimborsare con soldi pubblici l'acquisto di un sex toy. A Bologna, però, esistono da anni esperienze che insegnano come autocostruirsi gli strumenti di piacere con pochissima spesa. La spending review del sesso.

Nell'inchiesta sulle spese pazze in Regione è emerso che, tra i rimborsi contestati ai consiglieri, c'è anche un sex toy acquistato da una consigliera. La cifra, intorno agli 80 euro, corrisponde al valore di un vibratore di buona qualità o ad un kit per il gioco di coppia.
La notizia solletica già i pruriti voyeuristici di giornalisti e lettori, stimolati da un argomento che in Italia è purtroppo tabù e che viene affrontato spesso in chiave puritana, se non talvolta sessista.
Se da un lato c'è la questione delle spese a carico della collettività, nella quale è difficile considerare un sex toy come strumento per fare politica, dall'altro c'è la questione del benessere psicofisico delle persone, cui contribuisce anche la soddisfazione sessuale.

A Bologna, da molti anni, esistono esperienze che approcciano la sessualità in una chiave diversa, più consapevole, e che hanno dato vita anche a diversi laboratori per l'autocostruzione di sex toy.
Politico è l'approccio di queste realtà, politica è l'indignazione che sollevarono, ad esempio, nel 2006 le consigliere comunali Maria Cristina Marri (Udc) e Valentina Castaldini (all'epoca di Fi) per aver scoperto che sul sito del Comune di Bologna era presente un link al Sexy Shock, una delle esperienze che si è poi trasformata nel Betty&Books.
Sono passati 8 anni e per Elena Lolli di Betti&Books l'atteggiamento non sembra cambiato: "Ancora ci si scandalizza, soprattutto se notizie di questo tipo riguardano le donne. Ma masturbarsi è piacevole come una cena o un viaggio, non c'è alcuna differenza".

La differenza sta nell'uso dei soldi pubblici ed è per questo che Elena, ai nostri microfoni, ha suggerito anche qualche trucco per autocostruirsi i sex toys.
"Gli ortaggi rimangono quelli più facilmente reperibili - racconta l'attivista di Betty&Books - ma consiglio sempre di ricoprirli con un preservativo per evitare che possano essere aggressivi".
Dalla Spagna, poi, arrivano anche consigli su come unire il piacere al riuso di materiali elettronici, che sappiamo creano problemi per il loro smaltimento. "Utilizzando le palline dei vecchi mouse, immergendole nel silicone per renderle più igieniche e collegandole con un cordoncino si possono realizzare palline per rafforzare la muscolatura vaginale".

Le spese, in questo caso, variano se si decide di acquistare i prodotti necessari in autonomia o se si decide di condividere con altri. "Un barattolo di silicone sanitario - spiega Elena - può costare intorno ai 20-30 euro, ma la quantità sarebbe superflua. Acquistandolo tutte e tutti insieme, magari all'ingrosso, la somma cala sensibilmente". In altre parole un sex toy autocostruito può costare 10-15 euro.
Chissà se i consiglieri e le consigliere regionali, attraverso questa informazione, si ritroveranno, magari non in Assemblea Legislativa, per costruirsi qualche strumento di piacere. Potrebbe guadagnarne la serenità dei confronti politici.


Ascolta l'intervista ad Elena Lolli

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