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Il nuovo governo, Mps e il "nodo banche"

La rubrica settimanale dell'economista Giacomo Bracci.


di Alessandro Canella
Categorie: Economia
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Una delle prime grane che potrebbe dover affrontare il governo Gentiloni riguarda il sistema bancario. Il caso Mps potrebbe richiedere l'intevento pubblico, ma con uno sforamento dei parametri europei che riaccenderebbe la contesa tra l'Italia e Bruxelles. L'analisi dell'economista Giacomo Bracci.

Oltre al "nodo-pensioni", al "nodo-disoccupazione" e al "nodo-esodati", il tema caldo per il governo Gentiloni potrebbe essere quello del "nodo-banche". La questione in bilico del Monte dei Paschi di Siena e la persistente debolezza del sistema bancario italiano pesano come una spada di Damocle per l'esecutivo che, per garantire benessere al sistema bancario stesso senza togliere benessere al resto della cittadinanza, si troverà costretto a negoziare (nuovamente) con le istituzioni europee, in particolare per ciò che riguarda i parametri su debito e deficit.
"Staremo a vedere - osserva ai nostri microfoni l'economista Giacomo Bracci - Se il governo Gentiloni sarà più o meno belligerante verso l'Europa".

È proprio il tema finanziario uno dei primi problemi che il nuovo esecutivo, guidato da Paolo Gentiloni, potrebbe essere chiamato ad affrontare. Un'eventuale esclation di difficoltà del sistema bancario italiano, la cui miccia potrebbe essere rappresentata proprio dal caso Mps, comporterebbe un corposo esborso (si parla di miliardi di euro) per lo Stato, che a catena porterebbe allo sforamento dei parametri europei.
Le prospettive più credibili di soluzione, spiega Bracci, sono due: una soluzione di mercato, che combini investitori importanti (come il fondo sovrano del Qatar) e investitori retail, oppure un "bail-in" con intervento pubblico.

L'istituto di credito senese sta tentanto, in queste ore, di salvarsi senza l'aiuto dello Stato, con un aumento di capitale sottoscritto da privati, sostenuto dall'impegno ma senza la garanzia delle banche. Nel frattempo il Cda ha deciso di riaprire la conversine di bond subordinati, aprendola anche ai piccoli risparmiatori. L'obiettivo della banca è racimolare da quest'ultima operazione tra 1 e 1,5 miliardi di euro, da sommare al miliardo della precedente conversione tra gli istituzionali. Un altro miliardo è in arrivo dal Qatar, mentre, per raggiungere quota 5 miliardi dovrebbe scattare un collocamento privato, con l'impegno, ma non la garanzia, delle banche a coinvolgere gli investitori.

La dead line è fissata per il 31 dicembre, poiché nei giorni scorsi la Bce ha respinto la richiesta di Mps di ottenere più tempo per il necessario aumento di capitale da 5 miliardi di euro.
Qualora questi tempi non vengano rispettati, Gentiloni e il suo governo potrebbero essere chiamati ad intervenire per impedire il fallimento della banca. "Qualora ciò avvenisse - sottolinea però Bracci - porterebbe l'intero sistema bancario italiano a subire un colpo notevole per quanto riguarda la fiducia complessiva nel sistema e anche per quanto riguarda la possibilità che altre banche italiane possano trovare investitori per eventuali aumenti di capitale".


Ascolta le parole di Giacomo Bracci

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