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Il dl Minniti passa al Senato: la legge più reazionaria della Seconda Repubblica

Il Senato approva le misure sui migranti proposte dal ministro degli Interni.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti
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Con una doppia forzatura - decreto legge e fiducia - il governo fa approvare il decreto Minniti sui migranti. Da oggi contestare una multa avrà più garanzie che chiedere protezione internazionale. Ignorata la contrarietà alla fiducia del presidente della Commissione Diritti Umani e gli appelli di associazioni e società civile. Meno garanzie, detenzione amministrativa, tribunali speciali, lavoro coatto e gratuito: una legge fortemente reazionaria.

Prima il decreto legge, un abuso che forza l'articolo 77 della Costituzione. La Carta, infatti, sancisce che il governo può sostituire il potere legislativo del Parlamento solo "in casi straordinari di necessità e di urgenza". Poi un voto di fiducia, chiesto per azzerare possibili emendamenti ad un testo orribile, contestato da più parti.
È con questa doppia forzatura che il governo ha fatto approvare al Senato il decreto Minniti sui migranti. A votare contro, all'interno del Pd, solo due senatori: Walter Tocci e Luigi Manconi. Quest'ultimo è presidente della Commissione Diritti Umani e aveva espresso contrarietà alla questione di fiducia posta dal governo.
A rimpolpare i voti della maggioranza, però, ci hanno pensato gli scissionisti di Mdp, che non hanno fatto mancare il sostegno.

Da oggi chi chiede protezione internazionale avrà meno garanzie giuridiche di chi contesta una multa. Questi ultimi, infatti, hanno diritto a tre gradi di giudizio, mentre il decreto Minniti, recependo la proposta del ministro della Giustizia Andrea Orlando, cancella l'appello per i richiedenti asilo la cui la domanda è stata respinta, che dunque potranno contare solo sulla Cassazione.
Il provvedimento è stato contestato dalle associazioni antirazziste, ma anche dall'Anm e dal Consiglio superiore della magistratura, che in un parere inviato al Guardasigilli ha parlato del rischio di una "diffusa compressione delle garanzie del richiedente".

Il rischio di incostituzionalità, però, riguarda anche altri punti della legge. In particolare, la creazione di 26 sezioni "specializzate" nei tribunali, che dovrebbero accelerare l'esame dei ricorsi dei richiedenti asilo, è in costrasto con l'articolo 102 della Costituzione, che vieta la creazione di "giudici straordinari e giudici speciali".
Altro punto controverso e contestato è quello che riguarda il lavoro. La legge dà la possibilità ai Comuni di utilizzare i richiedenti asilo presenti nel proprio territorio in lavori socialmente utili, senza compensi in denaro né obbligo di accettazione da parte dei rifugiati.

Infine la detenzione amministrativa viene riconfermata. Non ci saranno più i vecchi Cie, ma i nuovi Cpr (Centri di Permanenza per il Rimpatrio). Sebbene le strutture dovranno essere più piccole, i tempi della detenzione di persone che non hanno commesso reati penali possono aumentare dagli attuali 90 giorni a 135.

La legge va ben oltre le più rosee ambizioni della Lega Nord che, ai tempi del governo Berlusconi e del ministro degli Interni Maroni, non seppe spingersi tanto in là, anche per effetto di un'opposizione mediatica che oggi risulta pressoché assente.
Il decreto sui migranti unito all'accordo con la Libia e al decreto sulla sicurezza urbana, recentemente approvato alla Camera, fanno senza ombra di dubbio dell'attuale governo quello più reazionario della storia della Seconda Repubblica.

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